I
carabinieri della Compagnia di Maddaloni questa mattina hanno dato esecuzione al
decreto di sequestro preventivo
emesso dal GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della
Procura della Repubblica, avente ad oggetto l’area della ex cava tufacea
denominata cava Monti, sita in
Maddaloni, nonché quaranta pozzi situati in un raggio di 500 metri circa dal
margine esterno della cava, e cioè in un’area estesa, in territorio di
Maddaloni e San Marco Evangelista, per complessi 61 ettari di terreno.
Il
sequestro è stato disposto, a seguito di un’intensa ed efficace attività
d’indagine iniziata nel novembre 2013 – coordinata da questa Procura e svolta
dai carabinieri di Maddaloni - nell’ambito di procedimento penale iscritto per
i reati di disastro ambientale (art. 434
c.p.) e di corrompimento delle acque (art. 440 c.p.).
Le
investigazioni si sono giovate delle dichiarazioni di collaboratori di
giustizia e delle testimonianze assunte
da persone informate sui fatti; ma altresì dei risultati di intercettazioni
nonché dell’acquisizione di cospicua documentazione, anche risalente nel tempo;
e soprattutto degli esiti di una corposa consulenza tecnica, espletata dal
geologo dott. Giovanni Balestri.
La
consulenza, basata a sua volta sulle risultanze di una mirata attività di
carotaggio e delle conseguenti analisi del terreno e della falda acquifera, ha
consentito di accertare:
·
la
presenza nella cava, a notevole profondità e molto vicino alla falda freatica, di rifiuti,
anche speciali pericolosi, per circa 300.000 tonnellate, “tombati” nell’invaso negli
anni ’80 e ’90, come si evince anche dalla sequenza di foto aeree dell’Istituto
geografico militare italiano di Firenze;
·
il
riversamento direttamente in falda di percolato, originato dal corpo di
riempimento della cava (percolato prodottosi dentro l’invaso e calcolabile, secondo
una stima teorica e con riferimento solo a quello riversatosi dal 1990 a oggi, in 30.480
tonnellate);
·
la
conseguente contaminazione della falda acquifera sottostante alla cava: in particolare, si è accertata la
presenza di arsenico (in
concentrazioni superiori a quelle normativamente previste), ma soprattutto di
metalli pesanti e, in particolare, di manganese
(in concentrazioni altissime, pari a 260 volte il valore soglia previsto dalla
normativa);
·
il
rischio di contaminazione continuativa, ove non si ponga rimedio alla presenza
dei rifiuti interrati e del percolato prodottosi e che tuttora si produce (con attuale
pericolo che esso possa sfuggire, se non estratto, sia lateralmente sia alla
base dell’invaso);
·
la
necessità di estrarre il percolato e di isolare le matrici ambientali circostanti,
in relazione alle quali allo stato non vi è alcuna protezione;
·
l’emissione
in atmosfera, quanto alla matrice ambientale “aria”, di una quantità elevata di
fenoli, che si depositano sul terreno
e che, se direttamente inalati, sono pericolosi per la salute umana. Tale emissione
è causata da una reazione in profondità di batteri con resine fenoliche, nonché
dalla presenza di acido solforico (proveniente, come il manganese, da grossi
quantitativi di batterie esauste interrate), con conseguente sviluppo di
energia e di gas, che dà luogo alle c.d. fumarole,
peraltro visibili nell’area della cava già da vari anni.
E’
in conseguenza dell’accertata contaminazione della falda che si è imposto il
sequestro non solo del corpo di cava, ma anche dei quaranta pozzi come sopra
indicati. Del resto, l’analisi dell’acqua dei pozzi situati a “monte e a valle
idrogeologico”, ha confermato che l’acqua “in arrivo” sottostante alla cava Monti è incontaminata, ma ne riesce,
a valle, con una forte contaminazione. Inoltre, la situazione è ulteriormente
peggiorata negli ultimi anni, come evidenzia il raffronto tra le analisi
effettuate dall’ARPA Campania nel 2009 e quelle effettuate nel 2014.
Di
concerto con il Procuratore della Repubblica, si è ritenuto doveroso dare comunicazione
dell’esecuzione del sequestro, al fine di informare correttamente l’opinione
pubblica, evitando la divulgazione di notizie imprecise e incontrollate sulle ragioni
poste a base del provvedimento di sequestro (soprattutto con riferimento ai
pozzi).
All’atto
dell’esecuzione del sequestro, sono stati notificati avvisi di garanzia nei
confronti di tre soggetti privati, ritenuti, allo stato, responsabili del
disastro ambientale in atto.
Il
decreto di sequestro preventivo è stato notificato anche al Sindaco di
Maddaloni, nominato custode dell’area. Dell’esecuzione del sequestro è stata
data comunicazione altresì alla Regione Campania e al Ministero dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare, nell’ottica della doverosa collaborazione
istituzionale e per consentire le opportune valutazioni e l’eventuale adozione di
iniziative di competenza.
Alla
magistratura non spetta ovviamente
provvedere alla caratterizzazione propedeutica alla messa in sicurezza e alla
bonifica del sito contaminato, ma solo vigilare sull’adempimento puntuale e
tempestivo degli obblighi di legge.
IL LANCIO DELLA MATTINATA
I carabinieri della
Compagnia di Maddaloni, questa mattina, hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso
dal GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura
della Repubblica – in relazione ai reati
di disastro ambientale e inquinamento delle acque – avente ad oggetto
l’area della ex cava tufacea denominata cava
Monti, sita in Maddaloni, nonché quaranta pozzi siti in un
raggio di 500 metri
circa dal margine esterno della cava, per un’area, estesa in territorio di
Maddaloni e di San Marco Evangelista, pari complessivamente a 61 ettari di terreno.