1. In Villa Literno i Carabinieri della
locale stazione hanno proceduto all’arresto di Verde Tammaro, cl.
1968 del luogo e Buglione Rosa,
cl.1967 di Busciano (NA). Nella circostanza i predetti, utilizzando documenti contraffatti, intestati
a terza persona, riuscivano a prelevare, dal conto corrente a questa intestata,
da un Ufficio postale della zona, la somma di 5.000 (cinquemila/00)
euro, tentando in un secondo momento di prelevarne ulteriori 20.000 euro (ventimila/00) sempre dallo stesso
conto corrente, non riuscendovi poiché bloccati ed arrestati. Successive
perquisizioni domiciliari, permettevano di rinvenire presso l’abitazione della donna,
varie carte di identità, oggetto di furto e/o smarrimento, libretti postali
intestati a terzi, timbri contraffatti di diversi uffici postali, contratti di
finanziamento sottoscritti da terzi, nonché la somma di euro 6.000 (seimila/00)
ritenuta frutto dell’illecita attività posta
in essere dai due. Gli arrestati, quindi, sono stati condotti, rispettivamente
presso le case circondariale di Santa Maria Capua Vetere e Pozzuoli (NA).
Questo blog è stato istituito secondo le normative vigenti che salvaguardano il diritto sancito dalla Costituzione italiana garantito per la libertà di pensiero che c'è nella nostra nazione.
La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".
DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013
email procecere@alice.it
DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013
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ECCO I RISULTATI DELLA PROVINCIA DI CASERTA
giovedì 24 luglio 2014
OPERAZIONE "Puerto Liberado": smantellata una pericolosa organizzazione criminale infiltrata nel porto di Gioia Tauro. Eseguiti n. 13 provvedimenti di fermo. Oltre 4 tonnellate di cocaina purissima sequestrate in tre anni.
I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Reggio
Calabria — G.I.C.O. — Sezione G.O.A., coadiuvati dal personale del Comando
Provinciale Reggio Calabria, stanno dando esecuzione a tredici provvedimenti di
fermo di indiziato di delitto, emessi dalla locale Direzione Distrettuale
Antimafia, nei confronti di altrettanti appartenenti ad una pericolosa
organizzazione criminale dedita al traffico internazionale di sostanze
stupefacenti, tipo cocaina, giunta dal Sud America in Italia attraverso Ie
strutture logistiche dello scalo marittimo di Gioia Tauro grazie alla complicità
di alcuni dipendenti portuali. Nel corso delle indagini, dal 2011 ad oggi, sono
state complessivamente sequestrate oltre quattro tonnellate di cocaina purissima,
che sul mercato avrebbe potuto fruttare alle cosche di ‘ndrangheta introiti per
un valore di circa 800 milioni di euro.
Le indagini, avviate nel marzo del 2011 a seguito del
sequestro di una partita di cocaina giunta occultata all’interno di un
container presso lo scalo gioiese, hanno consentito di individuare I ‘esistenza
di una vera e propria organizzazione criminale, radicata nel territorio della
Piana, che avvalendosi della fattiva collaborazione di personale infedele della
società di gestione della banchina merci del porto calabrese, provvedeva a far
fuoriuscire i carichi di stupefacente in arrivo dai maggiori porti del Sud
America.
II primo formidabile riscontro alla tesi investigativa e
stato ottenuto nell’ottobre del 2011, allorquando, aII‘ingresso del porto di
Gioia Tauro, veniva arrestato TRIMARCHI Vincenzo alias il "MerIo", dirigente
quadro della Società di gestione della banchina merci del porto gioiese, mentre
tentava di allontanarsi trasportando a bordo di un furgone sedici borsoni
contenenti 560 kg circa di cocaina purissima. L’arresto nel TRIMARCHI
consentiva di ancorare il sequestro deII‘ingente partita di stupefacente al
sodalizio criminale indagato e confermava le ipotesi investigative avanzate
dagli inquirenti circa l’estesa ramificazione delle organizzazioni criminali
calabresi nei gangli più importanti del porto di Gioia Tauro. Infatti, i
successivi approfondimenti permettevano di accertare come I ‘organizzazione
criminale fosse capeggiata da BRANDIMARTE Giuseppe, ex dipendente della Società
di gestione della banchina merci del porto, il quale, profondo conoscitore
delle dinamiche operative all’interno dello scalo, proprio in virtù
dell’esperienza maturata, poteva contare sull’assoluta ed
incondizionata collaborazione di diversi dipendenti infedeli.
Membro di spicco dell’organizzazione si e rivelato essere, altresì`, il fratello
BRANDIMARTE Alfonso, anch’egIi ex dipendente della Società portuale, il quale
ha assunto Ie redini della gestione del gruppo criminale a seguito dell’arresto
del fratello Giuseppe per i fatti inerenti la faida BRANDIMARTE - PRIOLO,
vicenda per Ia quale lo stesso BRANDIMARTE Giuseppe diveniva bersaglio di un agguato
nel centro di Gioia Tauro, al quale sopravviveva miracolosamente, nonostante i
quattordici colpi d’arma da fuoco esplosi ai suoi danni. Nonostante due
ulteriori ingenti sequestri di circa 622 kg e 100 kg effettuati rispettivamente
nel giugno e nel mese di ottobre 2012, riconducibili allo stesso sodalizio
criminale, le indagini consentivano di appurare Ia capacita della predetta
organizzazione di mutare repentinamente le proprie metodologie garantendosi
queII‘efficienza operativa nonché la necessaria fiducia accordatagli dalle
maggiori cosche di ‘‘ndrangheta, infatti veniva accertato come il gruppo
capeggiato dalla famiglia BRANDIMARTE potesse essere paragonato ad una vera e
propria società di servizi, specializzata nella gestione e nella fuoriuscita
dallo scalo portuale calabrese delle partite di cocaina in arrivo dal Sud
America.
Dalle attività tecniche d‘intercettazione emergeva, inoltre,
come il compenso per I’ organizzazione fosse pagato con una parte del carico
importato corrispondente ad un quantitativo variabile, in relazione al peso
specifico criminale della cosca importatrice, tra il 10 ed il 30% del totale
del carico. Inoltre, veniva appurato come, in taluni casi, considerata Ia redditività
del business degli stupefacenti, l’organizzazione avesse investito anche e direttamente
nell’importazione della cocaina, inviando i propri membri a contrattare direttamente
con i narcos sudamericani .A seguito dei numerosi sequestri di cocaina
effettuati dal personale delle Fiamme Gialle dello scalo portuale, dalle
indagini emergeva inoltre un costante affinamento delle tecniche studiate dai narcotrafficanti
per tentare di eludere i controlli doganali. Infatti, in particolare, in una
circostanza, nelle comunicazioni intercorse tra i sodali, ciascuno dotato di un
nome di "copertura", veniva intercettato un complesso codice
alfanumerico con il quale venivano forniti i dati essenziali de comunicare del
personale portuale infedele per individuare le nave ed il container contenete
lo stupefacente.
CODICE ALFANUMERICO:
[---] II nome della signora e 56594164426136 [...] il cognome
é uguale aII'aItra [...] poi segue [...] 58574665 AQTETI [---]
Le complessa attività di decodifica del messaggio criptato
portava a sequestrare un carico di prova da 17 kg, con il quale l’organizzazione
testava Ia nuova modalità d’importazione. Analogamente, nel corso delle
indagini, emergeva costantemente lo studio di nuove metodologie e rotte sulle
queli inviare, inizialmente carichi di modica quantità e di scarsa qualità (orientativamente
tra i 10 ed i 30 kg) per testare Ia risposta delle forze dell’ordine preposte
al controllo ed eventualmente procedere, in un secondo momento, aIl’invio del
grosso e purissimo carico.
I soggetti raggiunti daII'odierno provvedimento di fermo
sono:
1. BRANDIMARTE Giuseppe cl. ’71, ex dipendente di una società
di
gestione della banchina merci del Porto di Gioie Tauro;
2. BRANDIMARTE Alfonso cl. ’77, ex dipendente di una società
di
gestione della banchine merci del Porto di Gioia Tauro;
3. SGAMBETTERRA Gianpietro cl. '85, dipendente di una società
di
gestione della banchine merci del Porto di Gioia Tauro;
4. IETTO Mario cl. ’68, dipendente di una società di gestione
della
banchina merci del Porto di Gioia Tauro;
5. CAMBREA Vinicio cl. ’73, dipendente di una società
operante nel
sedime portuale;
6. CARATOZZOLO Vincenzo cl. ’81, ex dipendente di una società
operante nel sedime portuale
7. SIVIGLIA Francesco cl. ’73, rappresentante Legale di una società
di
trasporti operante nella piana di Gioia Tauro;
8. CONDELLO Giuseppe cl. *70;
9. GAGLIOSTRO Rocco cl. ’77 ;
10. FEMIA Antonio cl. ‘81;
11. CALABRO Antonio cl. *89;
12. CRISAFI Vincenzo cl. ‘80;
13. CAMPANELLA Antonio cl. `87.
Con l’0perazi0ne odierne, e stato inferto un grave colpo alle
organizzazioni criminali calabresi, epurando Ie strutture logistiche di un importante
p0rt0 commerciale, da sempre al centre delle cronache nazionali quale punto nevralgico
d’appr0d0 per ll narcotraffico mondiale, degli elementi inquinanti infiltratisi
che ne compromettevano la Legalità anche in danno della crescite e delI0
sviluppo delle rette commerciali e del territorio circostante.
LA GUARDIA DI FINANZA DI BENEVENTO METTE I SIGILLI AGLI UFFICI DELL GOSAF
ln data odierna, il Nucleo di Polizia Tributaria della
Guardia di Finanza di Caserta, al termine di una complessa ed articolata attività
investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento, ha dato
esecuzione ad un’ordinanza di sequestro preventivo emessa nei confronti del socio
unico e del rappresentante legale della Gosaf Srl, società di riscossione con
sede nella provincia sannita.
Dalla minuziosa ed attenta analisi degli incassi e dei
versamenti effettuati dalla società per conto di alcuni comuni della provincia
di Caserta, in particolare Arienzo, Francolise, Pietravairano e San Marcellino,
é, infatti, emerso che gli amministratori della Gosaf si sono indebitamente
appropriati di una consistente parte delle somme riscosse, pari a circa 800
mila euro, ed, inoltre, avevano ritardato, ben oltre i termini previsti per
legge, il versamento di oltre 600 mila euro all’ente titolare delle stesse somme.
In particolare, negli armi 2010, 2011 e 2012, la società ha
svolto il servizio di riscossione dei tributi locali relativi alla TARSU ed alla
TIA per conto dei predetti comuni casertani sulla base della stipula di
apposite convenzioni. L’ente destinatario di tali tributi e la Provincia, come
previsto dalla normativa regionale di settore, che, inoltre, obbliga gli
incaricati della riscossione a trasferire, entro e non oltre venti giorni
dall’incasso, gli importi riscossi su un conto, specificatamente dedicato, intestato
alla predetta amministrazione. In realtà,
dagli accertamenti svolti, e stato rilevato che, per le operazioni di riversamento
all’Ente titolare delle somme riscosse, sono stati utilizzati conti correnti Vt
diversi da quelli serventi alla riscossione dei citati tributi. In tal modo,
come sottolineato dallo stesso Gip, l’amministratore ed il procuratore della società
hanno potuto utilizzare impropriamente le somme riscosse tramite il loro
versamento su conti correnti svincolati da qualsiasi controllo da parte degli
enti creditori ovvero i comuni titolari dei ruoli.
Per tali condotte, gli stessi soggetti sono indagati per il
reato di peculato essendosi indebitamente appropriati di quasi un milione e mezzo
di euro. Conseguentemente, e stato disposto il sequestro preventivo delle somme
sottratte, circa 800.000 mila euro, costituenti il profitto del reato, al line
di restituirle agli enti proprietari affinché diano loro la destinazione
propria.
L’attività oggi condotta dai finanzieri del Comando Provinciale di Caserta e coordinata da
questa Autorità Giudiziaria evidenzia ancora una volta l’attenzione delle
Istituzioni al corretto impiego del denaro
pubblico.
CAMORRA IMPRENDITORIA E POLITICA - LA DDA DI NAPOLI MEETTE LE MANI SULLA PIOVRA NAPOLETANA CON I CASALSI R CHIEDONO L'ARRESTO DELL'ONOREVOLE CESARO
Nelle prime ore della mattinata odierna, nell’ambito di una
articolata indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, i
Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Caserta, hanno
dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati
di concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso, concorso
in turbata liberta degli incanti ed illecita concorrenza con violenza e
minaccia aggravati dall’aver agevolato il clan “dei casalesi" 4 fazione
Bidognetti (ari. 110, 81, 513 bis e 353 aggravate dallo art. 7 D. L. 152/91).
L’indagine, avviata nel novembre 2008, ha acclarato l’esistenza
di una collaudata e duratura connivenza di alcuni dei massimi esponenti della criminalità
organizzata locale (quali BIDOGNETTI Raffaele, figlio del noto BIDOGNETTI
Francesco detto Cicciotto ‘e Mezzanotte, capo indiscusso di una delle più
importanti fazioni del clan "dei casalesi") con esponenti e funzionari
di una locale amministrazione comunale (Comune di Lusciano), e con soggetti di elevata
statura imprenditoriale, complicità finalizzata a garantire agli imprenditori
compiacenti, previo illecito guadagno da pane di tutti i soggetti interessati,
l’aggiudicazione di gare d’appalto (o di assegnazione di lavori pubblici
attraverso altre procedure) violando il rispetto delle più elementari nonché di
lecita concorrenza e di procedura di assegnazione degli appalti e delle commesse
pubbliche.
L’indagine rappresenta uno dei filoni che sono scaturiti dalle
dichiarazioni di GUIDA Luigi, collaboratore di giustizia, che è stato il
reggente del clan Bidognetti fra il 2000 ed il 2005 ed in questa veste ha
tessuto i rapporti con esponenti della politica e dell’imprenditoria nella
provincia di Caserta, ed in particolare nei territori controllati dal suo
gruppo criminale, come Castelvolturno, Villa Literno, Lusciano, Parete e Casal
di Principe. Le sue dichiarazioni hanno gia trovato riscontro nel processo cd.
Normandia che ha condotto alla condanna, anche in appello, per concorso esterno
in associazione camorristica, di Nicola Ferraro, già consigliere regionale, e
collettore dei rapporti fra il clan e la politica, Le informazioni del
collaboratore sono state poi utilizzate nei processi nei confronti dei Sindaci
di Castelvolturno e di Villa Literno, ancora in fase di giudizio di primo
grado.
Di estrema rilevanza sono le risultanze scaturite dall’attività
investigativa, supportata da acquisizione di documentazione amministrativa
nonché di attività tecnica di intercettazione telefonica ed ambientale,
effettuata anche in uffici pubblici del Comune di Lusciano (CE), corroborata da
dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che hanno consentito di:
- dimostrare la connivenza della criminalità organizzata locale
con l’apparato politico amministrativo luscianese che estrometteva
volontariamente imprenditori edili dalle principali gare d’appalto — tra cui i
lavori del P.I.P. — relative alla realizzazione di opere pubbliche da compiersi
nel Comune di Lusciano poiché gia destinate illecitamente proprio a ditte
indicate dal clan camorristico locale.
- accertare l’illecita agevolazione per l’aggiudica2ione
della gara relativa alla concessione per la progettazione, la costruzione e la
gestione delle opere nella zona del P.l.P. — del Comune di Lusciano,
dell’impresa "CESARO COSTRUZIONI GENERALI" di Sant’Antim0 (CE), di proprietà
dell’omonima famiglia di noti imprenditori casertani a cui appartiene anche
l’On. Luigi Cesaro, attualmente deputato della Repubblica, tra i destinatari
del provvedimento insieme ad altri due suoi fratelli. Le indagini hanno
evidenziato la volontà del clan "dei casalesi” di attribuire il gia citato
remunerativo appalto all’impresa “CESARO", che ha effettivamente poi ottenuto
l’aggiudicazi0ne della gara violando in maniera evidente e consapevole le norme
di legge che regolano le procedure di controllo ed aggiudicazione degli
appalti, L’intervento della criminalità organizzata, in tal senso, si é
concretizzato attraverso una serie di azioni volte a turbare il regolare
andamento della gara, arrivando finanche a disporre, per volere del clan, la sostituzione
del capo Ufficio Tecnico del comune di Lusciano con un soggetto ritenuto più capace
di garantire il perseguimento degli illeciti interessi perseguiti. L’impresa
dei fratelli Cesaro poi, dopo essere stata dichiarata vincitrice della gara nel
giugno del 2004, ha più volte sollecitato il Comune di Lusciano, minacciando
anche di procedere a rivalsa di natura economica, per farsi affidare l’area
delle operazioni per iniziare i lavori. I Cesaro, venuti a conoscenza della
acquisizione documentale operata dalla polizia giudiziaria presso il Comune di Lusciano
e dopo la pubblicazione di stralci delle dichiarazioni rese dai collaboratori
di giustizia, hanno rinunciato all’afiidament0 dei lavori. Rilevanti, ai fini
di prova dell’ip0tesi accusatoria, appaiono le dichiarazioni di Vassallo
Gaetano e di Guida Luigi che hanno ricostruito un incontro dell’on0revole Luigi
Cesaro con capi ed affiliati del clan Bidognetti per discutere della vicenda;
anche il collaboratore di giustizia Diana Tammaro ha riferito
in ordine al patto fra il clan ed i fratelli Cesaro.
— evidenziare le agevolazioni realizzate dagli amministratori
comunali a favore dell’impresa "CESARO" anche per un bando relativo
alla progettazione esecutiva, la costruzione e la realizzazione di un centro
sportivo nel Comune di Lusciano, ai danni delle altre imprese interessate tra
cui quella di un imprenditore che successivamente ha anche inteso collaborare con la giustizia.
Il Gip ha rigettato le richieste del pubblico ministero di arresto
di altri sette indagati per carenza di attuali esigenze cautelari
martedì 22 luglio 2014
ESCLUSIVA FORENSE - ECCO I VOTI CHE HANNO PRESO I DELEGATI PER PARTECIPARE AL CONGRESSO NAZIONALE CHE SI TERRA' A VENEZIA AGLI INIZI DI OTTOBRE 2014
Quarto 168, Mercone 154, Boccagna 142, Palmiero 138, Della Vecchia
135, D’ambrogio 132, Di fraia 120, Palmirani 119 , Copersino 117, Fabrizio 111,
Coronella 101, Carozza 101, Isabella 101, Zaza 91, Foglia 91, Ferrara 87, Romagnoli
82, Gravina 58, Corvino 56, Riello 47, Iannotti 43
CAMORRA, POLITICA E RIFIUTI - CONTINUA AD AVERE TENTACOLI LA PIOVRA CASERTANA - LA DDA DI NAPOLI FERMA IL DIRETTORE ANTONIO SCIALDONE
Nelle prime ore della mattinata odierna, nell’ambito di
un’articolata indagine coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica
di Napoli - Direzione Distrettuale Antimafia, i Carabinieri della Stazione di
Vitulazio hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare applicativa della misura
coercitiva degli arresti domiciliari, emessa dall’Ufficio GIP presso il
Tribunale di Napoli, nei confronti di 2 indagati, gravemente indiziati, a vario
titolo, del reato di concorso in voto di scambio, con l’aggravante dell’aver
agito avvalendosi della forza di intimidazione del sodalizio camorristico
"clan dei casalesi”.
Gli arrestati si identificano in:
- SCIALDONE Antonio, classe ‘70;
- FUSCO Maurizio, classe ’8l, gia ristretto presso la casa
circondariale di Prato.
Il provvedimento scaturiva a conclusione di articolata attività
investigativa, che permetteva di accertare che Scialdone Antonio, all’epoca dei
fatti direttore generale del Consorzio Unico di Bacino delle province di Napoli
e Caserta, durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative
comunali di Vitulazio (CE) del giugno 2009, prometteva a Fusco Maurizio, referente
di zona del clan "dei casalesi-fazione Schiavone", in cambio del voto
e dell’apporto elettorale” a sua sorella Scialdone Giovanna Lina (risultata poi
vincitrice prima eletta), iscritta nella lista "vivi Vitulazio" che
vide poi eletto il proprio candidato sindaco, l’assunzi0ne di alcuni familiari
in società di vigilanza privata e in società operanti nel settore della
gestione dei rifiuti tutte a lui, a vario titolo, riconducibili. Assunzioni poi
effettivamente avvenute.
CARABINIERI IN AZIONE - LE OPERAZIONI DEL GIORNO IN PROVINCIA DI CASERTA
1. Villa Literno (CE). I Carabinieri del
locale Comando Stazione hanno arrestato, in flagranza di reato, per “detenzione
e coltivazione di sostanze stupefacenti” GARZILLO Brunella, cl.
83. I militari dell’Arma, a seguito di perquisizione locale, hanno rinvenuto nr.
98 (novantotto) arbusti di marijuana, del peso complessivo di
kg 48,60 (quarantotto/60). Le piantine di stupefacente erano collocate su balcone il cui accesso
era consentito solo attraverso la
cameretta dei figli (6 e 9 anni) della donna. L’arrestata è stata
tradotta presso la casa circondariale di Pozzuoli (NA).
2. Marcianise
(CE) I militari del Nucleo Operativo e radiomobile del locale Comando Compagnia
hanno dato esecuzione all’ordinanza
della misura cautelare della custodia in carcere, emessa dal Tribunale di S.
Maria C.V. – ufficio del G.I.P. - nei confronti di SENZIO Giuseppe, cl. 74
del posto, in atto sottoposto alla
misura cautelare degli arresti domiciliari. Il provvedimento restrittivo è
scaturito a seguito delle comunicazioni che i militari dell’Arma hanno
indirizzato all’A.G. per le reiterate violazioni commesse dal 40enne durante il
periodo degli arresti domiciliari. L’arrestato, espletate le formalità è stato tradotto presso la casa circondariale di
Santa Maria Capua Vetere.
3. Nel corso del pomeriggio, i carabinieri della
Stazione di Valle di Maddaloni (CE) hanno arrestato, in esecuzione dell’
ordinanza emessa dal Tribunale di Napoli – ufficio G.I.P., LICCARDO Francesco, cl. 68, di Giugliano in Campania
(NA), in atto sottoposto al regime degli arresti domiciliari presso la comunità
terapeutica “Leo Onlus” di Valle di Maddaloni.
Il provvedimento è scaturito a seguito di attività informativa espletata
dal citato reparto, dalla quale sono emerse gravi inosservanze alle
prescrizioni imposte dal regime cui il Liccardo era sottoposto. L’ arrestato è
stato, quindi, associato presso la casa
circondariale di Poggioreale (NA).
CASERTA - POLIZIA - LA SQUADRA MOBILE DI ALESSANDRO TOCCO CATTURA UN PERICOLOSO LATITANTE - SI TRATTA DI VINCENZO PAONE
Personale della Squadra Mobile di Caserta, diretta dal Vice Questore Alessandro TOCCO, in
collaborazione con l’Interpol e il Servizio Centrale Operativo a coronamento di una complessa attività infoinvestigativa,
supportata da sofisticate apparecchiature tecniche, ha localizzato in Messico,
ove da tempo aveva trovato rifugio, il latitante
PAONE Vincenzo di anni 58 da Sparanise (CE).
L’uomo
era ricercato in quanto colpito dall’O.C.C.C. nr. 18196/ 12 GIP, nr. 26809/12
RGNR e n. 427/12 RG, emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli il 29.6.2012,
per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze
stupefacenti.
In
particolare, PAONE Vincenzo è gravemente indiziato di avere partecipato ad una
vasta organizzazione, con articolazioni in Sud America, Sicilia e Campania,
preordinata all’acquisto, importazione, trasporto, commercio, cessione e
illecita detenzione di ingenti partite di sostanza stupefacente del tipo
cocaina, reperite sul mercato messicano e destinate ad essere poi smerciate su
tutto il territorio italiano.
Le
indagini, avviate Procura Antimafia di Palermo, e condotte dalla Squadra Mobile
del capoluogo siciliano, erano culminate nel sequestro di 424 kg. di cocaina
(occultate in un altoforno industriale), operato in provincia di Modena il 27
Luglio 2006, che, per il tramite di diversi intermediari, era destinata a
svariate organizzazioni criminali, campane e siciliane.
In
tale contesto investigativo, era emerso il ruolo di PAONE Vincenzo quale uno
dei referenti di un’organizzazione criminale campana che aveva condotto le
trattative con i trafficanti di cocaina messicani in quanto interessato
all’acquisto di parte del carico di cocaina (200 kg.).
Le
indagini appuravano anche che PAONE Vincenzo, dopo il sequestro dell’ingente
quantitativo di cocaina, aveva continuato a trattare con esponenti dell’organizzazione
di trafficanti messicani per l’acquisto di ulteriori partite di stupefacente.
Inoltre,
era emerso che i soggetti per conto dei quali il citato PAONE aveva condotto le
trattative per l’acquisto della cocaina erano legati alle organizzazioni
criminali napoletane attive nel comprensorio a Nord di Napoli, in particolare
nell’area di Giugliano in Campania, Marano e Calvizzano, controllata dalla
famiglia NUVOLETTA, i cui collegamenti con la mafia siciliana sono oramai
consacrati alla storia giudiziaria del nostro Paese.
Peraltro,
PAONE Vincenzo risulta legato da vincoli di parentela con la famiglia PAPA di
Sparanise (CE), federata al clan “dei casalesi” ed imparentata con la famiglia
SCHIAVONE di Casal di Principe (CE).
Una
volta localizzato, il latitante è stato bloccato.
CARABINIERI IN AZIONE - LE OPERAZIONI DEL GIORNO IN PROVINCIA DI CASERTA
In Villa Literno i Carabinieri
dell’aliquota radiomobile della Compagnia di Casal di principe, hanno proceduto
all’arresto del cittadino albanese Sula Shaqir,cl.1978. Nella
circostanza il prevenuto, a bordo di un’autovettura, risultata poi oggetto di
furto, si portava presso un negozio della zona, laddove con raggiri e destrezza
riusciva ad appropriarsi di un marsupio, contenente due telefoni cellulari,
appartenente al proprietario del negozio. L’uomo cercava subito di dileguarsi
per le vie limitrofe, ma veniva bloccato dai militari dell’Arma, prontamente
intervenuti, nei confronti dei quali questi, nel vano tentativo di sottrarsi
all’arresto, opponeva resistenza. L’arrestato, sarà giudicato con la formula
del rito direttissimo.
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