La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


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giovedì 22 ottobre 2009

COMPIONO UN FURTO IN UNA GIOIELLERIA DI SANTA MARIA . LA POLIZIA LI ARRESTA

Nella tarda serata di ieri, personale del Commissariato di P.S. di S. Maria C.V. impegnato nei servizi di controllo del territorio, ha tratto in arresto, in flagranza di reato, i cittadini romeni RAZMIAS Romulus, di anni 29, e CIURARIU Tonicel, di anni 20, in Italia senza fissa dimora, in quanto ritenuti responsabili di furto.
Verso le ore 20,00, RAZMIAS Romulus era entrato in un negozio di oreficeria, ubicato in via Mazzocchi di S. Maria C.v. per chiedere l’elemosina, mentre il complice era rimasto all’esterno.
Approfittando di un momento di distrazione del titolare della gioielleria, il RAZMIAS si impossessava del telefonino cellulare del negoziante, del valore di oltre 200 euro, e si allontanava precipitosamente dal locale, seguito dal CIURARIU Tonicel.
Il gioielliere, resosi conto del furto, ne dava immediata notizia all’ufficio di Polizia che inviava sul posto una Volante.
RAZMIAS Romulus veniva bloccato, con l’ausilio anche di una Guardia Particolare Giurata di vigilanza alla sede della Facoltà di Giurisprudenza , nelle vicinanze della gioielleria con il telefonino ancora in tasca.
CIURARIU Tonicel, invece, veniva rintracciato dai poliziotti nei pressi della stazione ferroviaria di S. Maria C.V., dove si era recato di corsa nella speranza di poter utilizzare qualche convoglio ferroviario in partenza per allontanarsi .
Accompagnati in questi Uffici, entrambi i romeni venivano dichiarati in arresto per furto aggravato e, dopo le formalità di rito, associati al carcere e messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Arpac gate Ed adesso giunge anche il ruggito della leonessa Sandra Lonardo

Carissimi abitanti di Benevento e provincia e della Campania tutta, questa mattina alle ore 7, mentre pensavo a che cosa potevo fare per contribuire a far approvare, nella concordia, la legge regionale sul ” Piano casa”, un provvedimento atteso da tantissimi cittadini campani, è arrivata una citofonata…”siamo i carabinieri, aprite!”…Sono tornata con la mente a quel 16 gennaio. Cosa vorranno ancora da me? Mi sono fatta forza, ma non ce l’ho fatta. Sono quasi svenuta.. Mi è crollato il mondo addosso . .. Mi chiedono di dimorare fuori dalla Campania. Ancora non riesco a crederci. Non sono nemmeno riuscita a capire di cosa mi accusano. Mi hanno consegnato pagine e pagine… Stavolta con mio marito sarei a capo di una cupola affaristica… Senza spiegarci quali affari avremmo fatto.. Carissimi e carissime, cosa dirvi? …Non trovo neanche più le parole. Il mio cuore si è frantumato; nella mia mente solo frammenti di ricordi….tra questi il grande affetto che ricevo giornalmente da tantissimi di voi. Prima di lasciare la mia cara Benevento e Ceppaloni e la Campania, sento il bisogno di dirvi che sono una persona perbene, vi ho sempre onorato, mai in nessun momento ho fatto un atto che possa aver offeso un solo cittadino della mia adorata Campania. Ho cercato sempre e con tutte le mie forze di difendere la mia piccola città, la provincia e l’ultimo abitante dell’ultimo paesino delle nostre aree interne.Non posso che affidarmi a chi mi conosce, a chi sa davvero chi sono. So che si sta abbattendo su di me, sulla mia famiglia, un altro cilcone mediatico. So che sarà difficile difendersi e far prevalere la verità. Ai Consiglieri Regionali tutti un saluto affettuoso. Chiedo scusa se oggi non mi viene permesso di fare il mio lavoro. Loro sanno che ho fatto sempre il mio dovere con abnegazione, rispetto e senso forte delle istituzioni, senza risparmiarmi mai.Credetemi! Io sono una persona perbene. Combatterò come una leonessa ancora una volta, sicura di avere ancora il vostro affetto, ma soprattutto la vostra stima. Questo e solo questo mi darà la forza di non soccombere a tanta ingiustizia, a tanta ingiustificata cattiveria.In coscienza, davanti a Dio e a voi tutti ho speso la mia vita per la mia comunità.Amo tutti voi, e sono certa che anche voi ricambiate questi profondi sentimenti.A presto.Sandra Lonardo

mercoledì 21 ottobre 2009

ARPAC -GATE Ecco i capi di imputazione che hanno aperto l'inchiesta sull'Udeur



Non c’è dubbio che quando il giorno seguente, le misure restrittive erano state eseguite con l’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla procura dalla repubblica di Santa Maria Capua Vetere nei confronti della signora Sandra Lonardo e gli esponenti politici dell’Udeur campano fra cui anche il ministro della giustizia Clkemente Mastella , si capì che la stessa doveva avere un seguito. Attraverso la cronaca giudiziaria che espletavo per un giornale provinciale nel gennaio 2008 ammisi , e c’è anche una intervista ad una televisione campana , che l’indagine era soltanto agli inizi ed la seconda tranche era ancora più corposa e vi erano più indagati osai anche il numero una quarantina. La mia tesi si avvalorava , perché essendo un cronista di giudiziaria avevo constato che fra i nomi degli indagati e quelli che erano all’interno del provvedimento della misura coercitiva vi erano delle anomalie , non erano inserite nel frontespizio a cui faceva riferimento .
Sbirciando infatti oggi l’ordinanza di custodia cautelare sui può constatare che l’indagine e il conseguente procedimento penale prende spunto da diversi capi di imputazione contestati il 14 gennaio 2008 nel provvedimento emessa dal gip dell’epoca del tribunale di Santa Maria Capua Vetere Francesco Chiaromonte e chiesta dalla procura della repubblica di Santa Maria Capua Vetere dove un il procuratore della repubblica Mariano Maffei fu criticato da tutta la stampa nazionale perché aveva nascosto una indagine sul nipote .

I PRIMI 25 INDAGATI DELL'INCHIESTA ARPAC GATE

Ecco i nomi dei coinvolti dalle 25 misure cautelari personali
Arresti domiciliari per Luciano Capobianco, ex direttore generale dell'Arpac. Divieto di dimora in Campania perSandra Lonardo Fernado Errico capogruppo dell'Udeur in RegioneNicola Ferraro, consigliere regionale dell'Udeur Antonio Fantini, ex segretario regionale dell'Udeur Valerio Azzi, imprenditore Carlo Camilleri, imprenditore Ruggero Cataldi ex direttore amministrativo dell'Asl di Benevento Giuseppe Ciotola, imprenditore Bruno De Stefano, direttore generale dell'Asl di Benevento Arnaldo Falato, dirigente dell'Asl di Benevento Carmelo Lomazzo, dirigente dell'Arpac Massimo Menegozzo, dirigente dell'Arpac Massimo Palmieri, imprenditore Francesco Polizio, dirigente Arpac Mario Scarinzi, ex direttore generale dell'Asl Benevento e sindaco di Vitulano Divieto di dimora nelle province di Benevento, Caserta e Napoli per Bartolomeo Piccolo, imprenditore Divieto di dimora nelle province di Benevento e Napoli per Giustino Tranfa, imprenditore Antonio Zerrillo, ingegnereDivieto di esercitare l'impresa e la professione per Gaetano Criscione, Francesco Di Palma, Fabrizio Merolla, Claudio Rossi, Fabio Rossi (imprenditori) Antonello Scocca (libero professionista).

ARPAC GATE - ECCO IL COMUNICATO DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI NAPOLI OPERAZIONE DELLE FIAMME GIALLE CON i CARABINIERI DI CASERTA

In data odierna, all’esito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli - Sezione reati contro la Pubblica Amministrazione, Ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti al Nucleo della GdF di Napoli coadiuvati dal maggiore Salsano e al Nucleo Investigativo dei CC di Caserta coadiuvati dal colonello Nardone hanno dato esecuzione a nr. 25 misure cautelari emesse dal Gip di Napoli a carico di altrettanti indagati - indicati nell’allegato elenco - per i delitti di associazione per delinquere, truffa ai danni dello stato, turbativa d’asta, falso in atto pubblico continuato, concussione.

Le misure applicate sono le seguenti:
· arresti domiciliari a carico di un solo indagato
· divieto di dimora a carico di 18 indagati
· interdizione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale e professionale a carico di 6 indagati.

Contestualmente sono stati notificati avvisi di conclusione delle indagini a numerosi altri indagati e eseguite perquisizioni domiciliari presso persone fisiche e società.

L’esecuzione dei provvedimenti sopra indicati costituisce l’esito di una lunga e complessa attività investigativa diretta e coordinata da questo Ufficio e svolta dai due citati organi di polizia giudiziaria.

L’indagine ha avuto inizio nel gennaio del 2008, epoca nella quale questo Ufficio era investito - per ragioni di competenza territoriale - dal Gip presso il Tribunale di SMCV del procedimento penale che riguardava, tra gli altri, esponenti di un partito politico. Nel corso delle successive investigazioni, da un verso venivano approfonditi e sviluppati alcuni dei temi già presenti, in nuce, nell’investigazione della Procura della Repubblica di SMCV, dall’altro confluivano nel procedimento penale in questione ulteriori e connessi filoni investigativi che, in parte, erano già in corso di trattazione da parte del PM assegnatario dell’indagine.

All’esito delle investigazioni veniva ricostruito il funzionamento di un ramificato sistema di potere e di gestione della cosa pubblica (appalti, assunzioni, nomine e sostituzioni dei vertici amministrativi locali) che - al di là delle rilevanti ricadute sull’efficienza della PA, sulla regolarità delle procedure amministrative e sul corretto impiego del pubblico denaro - si è contraddistinto per improprio utilizzo delle funzioni pubbliche a fini privatistici, con conseguente commistione fra interesse pubblico e interesse personale e/o del partito politico di appartenenza.

Tale sistema - attesa l’esistenza di un vero e proprio programma criminoso stabilmente condiviso da più persone - sotto un profilo tecnico-giuridico è stato ritenuto riconducibile alla fattispecie penale dell’associazione per delinquere.

Il sodalizio ruotava intorno ad alcuni esponenti di vertice del partito politico e ad alcuni professionisti ed imprenditori ad essi collegati.
Finalità dell’organizzazione era l’acquisizione di utilità economiche, di incarichi pubblici, di consenso elettorale, di posizioni di comando, attraverso la commissione di delitti che vanno dalla truffa alla concussione, dall’abuso in atti di Ufficio al falso.

Sono inoltre emersi - e sono in via di ulteriore approfondimento - contatti fra esponenti casertani del sodalizio inquisito e esponenti di livello delle locali organizzazioni criminali, attraverso il quale i primi miravano ad acquisire consenso elettorale e varie altre utilità, i secondi futuri favori.

I fatti accertati sono relativi al triennio 2005-2008.

Un primo filone investigativo si sviluppava intorno alla gestione dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente della Campania (ARPAC), struttura pubblica che, nell’esclusivo interesse della collettività, deve garantire ai cittadini campani un efficiente servizio di monitoraggio delle condizioni del territorio campano e del suo eventuale inquinamento, utile a predisporre i necessari interventi a tutela dell’Ambiente.


Le indagini hanno riguardato numerosi profili della gestione di tale Ente e si sono sviluppate in diverse direzioni, riguardando sia i profili dell’assunzione del personale che quelli operativi degli appalti.

In entrambi i casi risultava che, in concreto, l’effettivo organo decisionale dell’Agenzia non era, come per legge, il suo Direttore Generale, ma piuttosto i vertici della struttura di partito cui quest’ultimo apparteneva e di cui lo stesso altro non era che mero terminale.

Il primo profilo di interesse investigativo - quello relativo alla gestione del personale - veniva in rilievo, per la prima volta, nel corso di perquisizioni eseguite presso gli Uffici dell’ARPAC. In particolare, veniva rilevata l’esistenza, all’interno del personal computer in uso alla segretaria del Direttore Generale dell’Ente, di un file contenente centinaia di nominativi: al fianco di numerosi nominativi risultava il nome di un esponente politico o della pubblica amministrazione (alcuni frequentissimi, altri meno, quasi tutti, comunque, per lo più riferibili a persone aderenti al sodalizio e al partito politico in questione).
Si accertava, in seguito, che quell’elenco di nomi corrispondeva, anzi sostanzialmente coincideva, con quello di tutti i soggetti beneficiari di consulenze, di incarichi temporanei affidati, negli ultimi anni, dall’ARPAC, nonché di assunzioni.
E’ significativo evidenziare che, a fronte di migliaia di domande fatte da soggetti non sponsorizzati e rimaste, di fatto, accantonate, i segnalati beneficiati nel triennio erano una percentuale del 90%.
Ciò che tuttavia è stato contestato agli indagati non è la raccomandazione in sé, ma il fatto che, per fare coincidere la vasta schiera dei segnalati con quelle dei beneficiari di consulenze, incarichi ed assunzioni, venivano reiteratamente e sistematicamente violate le procedure amministrative, venivano ignorati i regolamenti interni e le leggi, venivano fraudolentemente posti in evidenza requisiti o circostanze di fatto inesistenti.
In questi casi il fatto diveniva di rilievo penale e consentiva la contestazione di una serie di reati - dall’abuso d’ufficio ai falsi e alle truffe, casi in cui, peraltro, la condotta illecita era esclusivamente finalizzata ad assecondare le richieste dei diversi referenti politici - con riferimento a centinaia di casi di incarichi illecitamente attribuiti e allo stato accertati.
Il panorama emerso con riferimento all’assunzione in pianta stabile di soggetti raccomandati non era dissimile da quella appena evidenziata con riferimento agli incarichi temporanei, precari e alle consulenze.
In conclusione, veniva alla luce un sistema in cui perfino le richieste di “comandi” e “trasferimenti” erano annotate in apposito file nel quale, ancora una volta, al nome del dipendente era affiancato, immancabilmente, quello dello sponsor politico-amministrativo, come se l’essere “amico” di quel personaggio consentisse al dipendente una diversa e più incisiva mobilità sul territorio.
Non può non essere evidenziato il fatto che le indagini in questione, fondate sull’acquisizione e l’attento studio di voluminosi documenti cartacei ed informatici e sull’escussione di persone informate sui fatti, abbiano ricevuto un rilevante impulso dai servizi di intercettazione telefonica. I colloqui intercettati, infatti, forniscono elementi di prova della piena consapevolezza degli illeciti commessi da parte degli indagati e delle vere, illecite, finalità che gli stessi intendevano perseguire con l’attività amministrativa.
Emergeva, dalle conversazioni intercettate, come diversi referenti del partito politico in questione attualmente indagati facessero a gara fra loro per riuscire a “piazzare” i propri raccomandati nell’ARPAC, in modo da acquisire sempre maggiori benemerenze nel sodalizio.
E’ risultato, altresì, che la prassi delle consulenze e degli incarichi intesi come materia di scambio economico/clientelare veniva in rilievo in modo analogo in contesti amministrativi diversi dall’ARPAC ma, comunque, influenzati da persone riconducibili al sodalizio (e, quindi, al medesimo partito).

E così un indagato - che già nel corso di pregresse indagini risultava essere stato utilizzato dal sodalizio come punto di contatto con la Magistratura Amministrativa per inoltrare segnalazioni - subito dopo avere dispiegato per il partito la sua presunta intermediazione con gli Organi di Giustizia amministrativa in una controversia elettorale relativa alle elezioni comunali di Morcone, veniva beneficiato dall’ASL di Benevento (risultata controllata dal medesimo partito che aveva richiesto le segnalazioni al TAR) di consulenza il cui oggetto era del seguente, non chiaro, tenore “ ….implementazione delle procedure, delle attività e delle connesse verifiche – già delineate nell’atto aziendale in aderenza a disposizioni legislative e contrattuali in materia di controlli interni ex DLgs n.286/99, di budgeting e di valutazione dei dirigenti, a supporto dei servizi di staff del direttore generale preposti ad attività specifiche di che trattasi …” .
Dalle indagini, tuttavia, non risultava agli atti dell’ASL di Benevento alcuna documentazione di tale consulenza. Vi era, invece, traccia del pagamento delle parcelle ai consulenti.
Le indagini, in seguito, grazie alla segnalazione di funzionari regionali onesti e coraggiosi, consentivano di accertare una truffa in danno del consorzio di bonifica AURUNCO di Sessa Aurunca (CE) e della Regione Campania per rilevanti importi in relazione a lavori di ristrutturazione della rete di adduzione dell’impianto irriguo di Cellole (CE). Il beneficiario della frode, un congiunto di un esponente di vertice del sodalizio, non solo otteneva fiduciariamente l’incarico professionale di progettazione e direzione dei lavori, in violazione delle normative regolanti le procedure di evidenza pubblica, ma risultava indebitamente beneficiario di parcelle “gonfiate” per circa 1.300.000 euro.

Tornando alle indagini sull’Arpac, va evidenziato il filone relativo agli accertamenti svolti sul fronte dei rapporti fra imprenditori, politici e pubblici amministratori e, dunque, degli appalti pubblici.
In primo luogo da tali indagini risultava che gli imprenditori che ottenevano con particolare frequenza appalti dall’ARPAC non solo avevano rapporti personali e di frequentazione con il DG, o con appartenenti alla medesima area politica e al medesimo sodalizio, ma erano essi stessi dello stesso partito.
Così, ad esempio, l’appalto per la pre-selezione del personale era affidato ad un imprenditore che aveva cariche di rilievo a livello provinciale nell’organizzazione del partito politico in questione. Altri avevano il merito di essere i congiunti dell’imprenditore che aveva costruito l’abitazione privata dei vertici del sodalizio. Da tale momento per costoro scaturiva un’impetuosa carriera imprenditoriale che aveva i suoi sviluppi anche nei rapporti con l’ARPAC con affidamento di appalti. Altri imprenditori, risultati organici al sodalizio, acquistavano da altro indagato - che è risultato essere alto dirigente del partito e amministratore di fatto dell’ARPAC - una quota di una villa in Sardegna nonostante la stessa risultasse sottoposta a sequestro per iniziativa della Corte dei Conti ( causa un credito per danno erariale dell’importo di alcune decine di miliardi ).
Tutti costoro divenivano imprenditori di riferimento dell’ARPAC e ottenevano incarichi ed appalti a getto continuo.

In tale ambito investigativo risultavano, dunque, raccolti elementi di prova in ordine ai reati di turbativa d’asta, abusi d’ufficio, finanziamento illecito al partito, tentativi di truffa aggravata e truffe consumate in danno della Regione Campania, del Comune di Napoli e dell’ARPAC.
In sintesi, appalti e incarichi venivano affidati fiduciariamente - o, comunque, eludendo e disapplicando le normative vigenti in materia di appalti pubblici - a soggetti privi di requisiti di legge ma in qualche modo legati al sodalizio.
E così, attraverso un accordo, che si ritiene fraudolento, fra imprenditori-sodali e amministratori pubblici e attraverso la simulazione di una gara pubblica nella sostanza inesistente, veniva stipulato un accordo preliminare di vendita per l’acquisto della nuova sede napoletana dell’ARPAC, che, con enorme sperpero di denaro pubblico ( circa 20 milioni di euro) avrebbe dovuto insistere su di un suolo da bonificare di cui erano titolari gli imprenditori-amici. Grazie a documentazione compiacente, fornita dagli amministratori amici, gli imprenditori riuscivano ad indurre in errore funzionari del Comune di Napoli che rilasciava, indebitamente, un permesso a costruire a titolo gratuito che consentiva agli imprenditori un indebito risparmio di circa 700.000 euro, connessi all’omesso versamento degli oneri di costruzione ed urbanizzazione. Solo un successivo intervento degli Uffici competenti della Regione Campania riusciva a sventare, attraverso il mancato inoltro dei necessari finanziamenti, la conclusione dell’affare.

Nel corso delle citate attività investigative veniva analogamente evidenziata l’esistenza di gravissime irregolarità nell’aggiudicazione dell’appalto-concorso per la ristrutturazione degli uffici della sede dell’ARPAC di Benevento. Anche questo appalto, come palesato dalle intercettazioni, appariva gestito solo formalmente dai pubblici ufficiali competenti, mentre in concreto vedeva come referente centrale il progettista beneventano che, congiunto dei vertici del partito, prima pilotava l’appalto e poi disponeva a suo piacimento delle varianti in corso d’opera e dei pagamenti dei lavori.

Altra vicenda ha riguardato i rinnovi del contratto per la gestione dei sistemi informatici dell’ARPAC. In sostanza, anziché procedere a regolare gara pubblica, si procedeva a rinnovare illegalmente, di volta in volta, l’appalto medesimo.

Ulteriore settore imprenditoriale che interessava il sodalizio era quello dell’installazione dei sistemi automatici di rilevamento delle infrazioni stradali.
Emergeva che, in un primo tempo, i vertici dell’organizzazione sponsorizzavano, e ottenevano, la nomina di un nuovo comandante della Polizia Municipale di Benevento, orientato all’installazione di siffatti meccanismi. Successivamente questi aggiudicava l’appalto per l’istallazione dei cd fhotored ad una ditta casertana, che, a seguito di accurate indagini, risultava di fatto gestita, e comunque collegata a soggetti legati da rapporti d’affari a strettissimi congiunti dei vertici del sodalizio. In questo caso, grazie alla forte opposizione dell’Assessore competente, la Giunta non ratificava l’operato del Comandante.

Sotto il profilo della ricerca del consenso elettorale inquietanti collegamenti - in via d’approfondimento, ma già indicativi del sistema istauratosi - sono emersi fra un esponente casertano del sodalizio (che nel corso delle elezioni regionali del 2005 ebbe una significativa affermazione elettorale, raccogliendo circa 12.000 preferenze) e il crimine organizzato della medesima zona. Da tali contatti scaturiva (oltre al cospicuo risultato elettorale suddetto) un probabile regalo per un familiare di un esponente del vertice del partito ha ottenuto la disponibilità una costosa Porsche Cayenna reperita dal titolare di autosalone marcianisano attualmente detenuto per il delitto di cui all’art 416 bis cp. legato al sodalizio che aveva sostenuto elettoralmente il partito in questione. In particolare dalle indagini svolte non risultava alcuna traccia del pagamento della vettura.

Tratto caratteristico del sodalizio era poi l’utilizzazione delle posizioni di potere acquisite non solo per ottenere illecitamente i suddetti vantaggi economici e politici, ma anche per procedere ad una sistematica opera di demolizione e boicottaggio dei soggetti che, a vario titolo, contrastavano l’attività dell’organizzazione ovvero, semplicemente, non si prestavano al perseguimento delle finalità indicate dai suoi vertici, non sottostando alle relative perentorie disposizioni.
Dalle indagini è emerso, infatti, che, nella prospettiva del sodalizio, i Pubblici Ufficiali incardinati in strutture pubbliche considerate, usando il gergo degli stessi indagati, “postazioni” del partito avevano l’obbligo di essere fedeli prima al partito stesso e, poi, se e ove possibile, all’interesse pubblico e alla legge.
Se avveniva - come fortunatamente talora è avvenuto - che i Pubblici Ufficiali in questione non sentissero il dovere di assecondare ogni desiderata dell’organizzazione, questi potevano essere oggetto di azioni intimidatorie, di rappresaglie varie che, talora, arrivavano all’aggressione alla vita professionale dell’infedele.
Particolarmente significative, in proposito, vicende del tutto analoghe a quelle che avevano a suo tempo riguardato il Direttore Generale dell’Ospedale Civile Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta.
Venendo ai nuovi casi, si rileva che, oltre alle opportune attività d’intercettazione, le indagini si avvalevano delle dichiarazioni, debitamente riscontrate, di soggetti che, dopo avere subito dal sodalizio pressioni o vessazioni di vario genere, chiamate dall’Autorità Giudiziaria, quasi in modo liberatorio, riferivano quanto a loro conoscenza.
E così risultava che il Direttore Generale del Santobono di Napoli, nominato nel dicembre del 2005 (nella stessa tornata di nomine che aveva riguardato il DG di Caserta ) era contrario a nominare primario del citato Ospedale ( per una precisa articolazione interna ) un medico espressione della sua stessa area politica in quanto ritenuto privo di titoli idonei. Seguivano pressioni sul DG da parte di consiglieri e assessori del partito ( fra cui anche la solita interrogazione in sede di Consiglio Regionale, sottoscritta da buona parte del gruppo consiliare del partito in questione, nella quale, in modo del tutto pretestuoso, si contestava l’operato del DG e si chiedevano chiarimenti all’Assessore alla Sanità della Regione Campania ).

Emergeva, poi, intimidazioni nei confronti di un ex sindaco di Morcone a causa del mancato passaggio nelle file del partito politico in questione (passaggio vanamente richiesto dai vertici di quest’ultimo partito) e della mancata nomina di persona gradita al sodalizio alla Presidenza del locale Ente Fiera. In tale contesto, si induceva un Assessore della Giunta Comunale che svolgeva l’attività di rappresentante farmaceutico a dimettersi dalla Giunta attraverso la minaccia di influire negativamente sulle strutture pubbliche e private che fino a quel momento si servivano della sua attività professionale. Di più, nei confronti del predetto sindaco, risultavano intimidazioni trasversali. Ed, infatti, la moglie dell’esponente politico, professionista già responsabile del servizio di medicina legale dell’ASL beneventana, veniva, all’improvviso, fatta oggetto, dai vertici della stessa ASL di area, di ripetute contestazioni e, più complessivamente, di una vera e propria attività di mobbing, che si concludeva con le sue dimissioni di pubblica ospedaliera di Benevento.

Sempre nell’ambito della medesima ASL maturava una situazione intimidatoria analoga, nella quale soggetto coinvolto il responsabile del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura.
Dalle indagini svolte risultava che il sodalizio addebitava al predetto sanitario numerose colpe, in primo luogo quella di aver denunciato a suo tempo – offuscando l’immagine della dirigenza di area dell’ASL beneventana - le assai precarie condizioni igienico sanitario in cui versava il reparto da lui gestito.
I contrasti culminavano con l’esautorazione del medico dal suo incarico di primario e dalla conseguente retrocessione dello stesso ad addetto al servizio. Misura - poi rimossa dalla Magistratura del lavoro - che veniva attuata attraverso l’applicazione, che si ritiene strumentale, di una norma regionale che prevedeva la “rotazione” del personale.

Successivamente, dopo la riappacificazione, sorgeva un nuovo contrasto tra vertici del partito e il sanitario, divenuto assessore alla viabilità del Comune di Benevento, proprio in riferimento alla citata vicenda dei cd photored .
A seguito di ciò veniva avviata dai vertici dell’ASL beneventana una nuova strumentale procedura destinata a determinare il licenziamento del De Lorenzo.

Conclusivamente, il fatto che, nonostante il procedimento in corso, il sodalizio abbia continuato ad operare con i soliti metodi hanno indotto questo Ufficio a richiedere ( ed il Gip ad applicare) le misure cautelari di cui si è detto che hanno proprio lo scopo, attraverso l’allontanamento dal territorio in cui si sono verificati i fatti reato contestati, di impedire l’inquinamento delle prove e la reiterazione di analoghe condotte.


Napoli, 21.10.09

Il Procuratore Aggiunto della Repubblica
Francesco Greco

NAPOLI: 63 indagati tra politici, dirigenti della Pubblica Amministrazione, professionisti ed imprenditori campani,

NAPOLI: 63 indagati tra politici, dirigenti della Pubblica Amministrazione, professionisti ed imprenditori campani, di cui 25 colpiti da misure cautelari personali.


E’ in corso, in queste ore, una vasta operazione congiunta dei Comandi Provinciali dei Carabinieri di Caserta e della Guardia di Finanza di Napoli che ha portato alla esecuzione di n. 1 ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, n. 18 divieti di dimora e n. 6 misure interdittive del divieto di esercitare l’impresa e la professione nei confronti di politici, dirigenti della P.A., professionisti ed imprenditori campani, a vario titolo coinvolti.
In particolare, gli uomini dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno accertato, tra l’altro, l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie di truffe, falsi, abusi di ufficio, turbative d’asta e concussioni commessi nell’ambito della gestione di appalti pubblici, concorsi finalizzati all’assunzione di personale ed affidamento di incarichi professionali nella Pubblica Amministrazione.
Le complesse ed articolate attività investigative, sono culminate con l’emissione, da parte del GIP, su richiesta dalla Procura di Napoli – Sezione Reati Pubblica Amministrazione – delle citate misure restrittive.

Giovani avvocati in trasferta a Roma alla Corte suprema di Cassazione insieme al presidente Sticco

Una rappresentanza della scuola di formazione dell’ordine degli avvocati di Santa Maria Capua Vetere è stata oggi presente all’udienza civile delle sezioni unite della corte di cassazione , presieduta dall’eccellentissimo dottor Vincenzo Carbone , all’esito dell’udienza ha rivolto il saluto ben augurante della suprema Corte . Il folto gruppo di giovani professionisti organizzati dall’avvocato Giulio Amandola, dalla dottoressa Tiziana Barrella dal dottor Alfredo Corea, hanno assistito all’ interessante trattazione di ventisette ricorsi. Il presidente Carbone , nel porgere il saluto, ha inteso dare risalto alla partecipazione che è certamente di buon auspicio per l’avvocatura di terra di lavoro, che saprà confermare la propria nobile tradizione. Il presidente dell’ordine di Santa Maria Capua Vetere avvocato Elio Sticco, nel ringraziare il presidente Carbone , e l’intero collegio riunito, ha inteso ribadire che sono importanti questi scambi culturali fra la magistratura e l’avvocatura e che l’unità tra le toghe costituisce linfa vitale della giustizia . L’avvocato Paola De Nicola presente per la scuola di formazione forense , plaude al successo dell’iniziativa , auspicandone l’intensificazione . La rappresentanza si è riunita successivamente per un dibattito sull’evento, nel quale sono intervenuti : Dottoressa Emma Pezone,l’avvocato Maria Vittoria Gravina l’avvocato Gian Marco Carozza e l’avvocato Angelo D’Onofrio. Ha concluso l’avvocato Patrizia Cianci, la quale, ha lodato l’iniziativa del presidente Sticco, che ha palesato i vari aspetti formativi caratterizzanti l’attività della corte di cassazione con la giurisprudenza della quale quotidianamente ci si confronta nello svolgimento delle attività della scuola di formazione forense . Il successo della manifestazione ha entusiasmato anche il presidente della suprema corte, che ha invitato la rappresentanza di giovani avvocati penalisti e praticanti per l’udienza penale di giovedì 29 ottobre 2009 delle sezioni unite; infatti vi sono già le prime adesioni all’evento .

PUBBLICARE FOTO HARD E' REATO LA CASSAZIONE CONFERMA LA CONDANNA

SANTA MARIA CAPUA VETERE (CASERTA), 20 OTT - Per la Cassazione e' violenza privata minacciare l'ex amante di diffondere immagini hard del concluso rapporto.Con questa motivazione i giudici della Cassazione hanno confermato la condanna per un uomo della provincia di Caserta che aveva filmato alcune scene dei rapporti sessuali avuti con una donna sposata, successivamente minacciata per obbligarla a non tornare a vivere con il marito.L'imputato era stato condannato a una pena pecuniaria.

martedì 20 ottobre 2009

E questo è l'intervento di Gerardo D'amore sempre sul sequestro bis di Palazzo Mariotti

MALAPOLITICA

Il GIP del Tribunale di S.Maria C.V. ha sottoposto a sequestro preventivo palazzo Mariotti, sito in via Mazzocchi angolo via Togliatti. Il provvedimento sarebbe scaturito, a quanto pare, dai risultati dell’indagine espletata al riguardo, nel corso della quale sarebbe emerso che il committente dei lavori di demolizione del citato edificio (un’impresa edile dell’agro-aversano) e lo stesso Direttore tecnico avrebbero travalicato i limiti consentiti dal permesso di costruire senza la prescritta autorizzazione della Soprintendenza per i beni archeologici e paesaggistici di Caserta.
I reati ipotizzati sono “danneggiamento al patrimonio storico” e “abusivismo edilizio” per aver eseguito lavori in difformità dal permesso a costruire.
La storia di Palazzo Mariotti è iniziata circa due anni fa quando, durante le elezioni amministrative, le forze politiche in competizione assumevano tutte ( senza alcuna eccezione) posizioni dure ed intransigenti rispetto all’ipotesi di demolizione della struttura e alla sua sostituzione con altri palazzoni alveari di cui la città non avverte il bisogno.
Durante questi due anni ( dal 2007) i Vigili del fuoco e la Soprintendenza archeologica e ai beni artistici e storici (che aveva definito il fabbricato di interesse storico). sono stati più volti chiamati in causa fino al rilascio della concessione edilizia. La lunga e controversa vicenda avrebbe consigliato ad un’Amministrazione scrupolosa quantomeno un’attenzione diligente al rispetto della legalità, nonché un rigoroso controllo dei termini e limiti imposti alla costruzione. Invece, in quelle zone, i nostri solerti Vigili Urbani hanno elevato, in questo lasso di tempo trascorso, molteplici multe agli autoveicoli in sosta vietata, ma non si sono mai accorti (miracolo) che l’intera facciata del palazzo da “ristrutturare” era stata abbattuta. Chi ce la ricostruirà?
Secondo quanto disposto dall'articolo 4 della Legge 47 del 28 febbraio 1985 il Sindaco esercita la vigilanza sull'attività urbanistico edilizia nel territorio comunale per assicurarne la rispondenza alle norme di legge e di regolamento, alle prescrizioni degli strumenti urbanistici ed alle modalità esecutive fissate nella concessione . Un Sindaco che si rispetti, inoltre, nomina anche il Responsabile della procedura tecnica per la repressione degli abusi e/o il loro sanzionamento. Non mi sovvengono, ora, le generalità del preposto nella nostra città.
A quasi tutte le prestazioni d’opera del panorama lavorativo nazionale e, probabilmente, internazionale, viene richiesto un esercizio impegnativo della responsabilità al punto che i comportamenti ritenuti non adeguati vengono sanzionati.
Solo la politica sembra immune da tale incombenza.
La Commissione parlamentare antimafia, nel corso della XI legislatura, ha cercato di risolvere questa disparità . Leggiamo cosa dice: "La responsabilità penale è accertata dalla Magistratura, quella politica, invece, si caratterizza per un giudizio di incompatibilità tra una persona che riveste funzioni politiche e la carica ricoperta , sulla base di determinati fatti, rigorosamente accertati, che non necessariamente costituiscono reato, ma che tuttavia sono ritenuti tali da indurre a quel giudizio di incompatibilità.
SAREBBE OPPORTUNO RICORDARE A CHI HA FATTO DELL’ IMPEGNO POLITICO IL SUO “MESTIERE” CHE IL SOGGETTO PRIMARIO DELLA POLITICA E’ LA SOCIETA’ CIVILE IN TUTTE LE SUE ARTICOLAZIONI.
Paragonare la politica ad un qualsiasi lavoro significa commisurare la prestazione che i nostri Amministratori forniscono al loro livello di retribuzione ( che, nella circostanza, dovrebbe essere pressoché zero defalcato l’importo dei danni arrecati.). L’unica tipologia di contratto di lavoro ammessa in politica dovrebbe essere quella a tempo determinato. Un CO.CO.PRO. va più che bene!
Gli spazi per i mestieranti della politica credo si siano, ormai, esauriti.
La politica non può più essere il “juke-box” gettonabile da chiunque non abbia le capacità di costruirsi un mestiere.
Gerardo D’Amore 18/10/09

Libreria Spartaco-Interno4. Una sera con Luigi Trucillo

Libreria Spartaco-Interno4
Santa Maria Capua Vetere
martedì 20 ottobre 2009, ore 18.00
Scrittori in carta e ossa. Una sera con...
Luigi Trucillo
autore del libro
Darwin
presentazione e reading a cura di
Alessandra Forni e Sergio Iorio

Quando la scienza incontra la poesia, ecco che nasce un libro come “Darwin” (Quodlibet). Il poeta Luigi Trucillo, vincitore della giuria Premio Napoli 2009, con “Darwin” porta una ventata di poesia nella libreria Spartaco-Interno4, martedì 20 ottobre 2009 (ore 18,00). “Trucillo ha ragione – scrive in una recensione al libro il quotidiano “Il Manifesto” – : sia che vaghi per il mondo su un brigantino, come l’eroe di un romanzo di pirati, sia che metta su famiglia e sprema con pazienza il tocco delle sue osservazioni in un villino della campagna inglese, non troppo distante da Londra, il filo d’Arianna di Darwin nel labirinto del mondo è lo stupore”. Presentano Alessandra Forni della Fondazione Premio Napoli e Sergio Iorio, docente di Filosofia nel liceo classico Cneo Nevio di Santa Maria Capua Vetere.

Il libro
Dell’ispirazione che ha dato vita ai suoi versi è lo stesso poeta Luigi Trucillo a parlarne: “L’idea base che personalmente mi ha affascinato in Darwin, e che mi guida da sempre, è quella della metamorfosi... La metamorfosi come elemento fraterno: non è questa un’idea bellissima, vicina in qualche misura al fondamento della poesia?”.

L’autore
Luigi Trucillo, nato a Napoli, è autore di Navicelle (Cronopio, 1995), Carta mediterranea (Donzelli, 1997), Polveri, con illustrazioni di Lino Fiorito (Cronopio, 1998), Le amorose (Quodlibet, 2004), Lezione di tenebra (Cronopio, 2007) premio Lorenzo Montano 2008, Darwin (Quodlibet 2009), con cui ha vinto il Premio Napoli per la poesia 2009. Una selezione delle sue poesie è stata tradotta in danese e in tedesco.