La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


email
procecere@alice.it
procecere@virgilio.it



Visualizzazioni secondo Google dal 2009

mercoledì 12 agosto 2009

CHI E' RAFFAELE MACCARIELLO




Il suo nome era collegato fin dagli anni novanta allo stralcio del processo Spartacus 1 ovvero omicidio Pagliuca Genovese e Luigi Petrella finito prima davanti alla corte di assise di Santa Maria Capua Vetere presidente Oscar Bobbio, poi in appello a Napoli, ma staziona davanti alla corte di cassazione . Lo stralcio ha interessato anche la prima sezione del collegio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere presidente Luigi Bonajuto , processo Mario Cavaliere più altri , adesso entrambi i giudici sono in corte di appello a Napoli. Raffaele Maccariello fu assolto in tutti e due i processi . Nelle oltre cento pagine dell'ordinanza cautelare, la Direzione Distrettuale Antimafia prese in esame una serie di episodi criminosi tra cui tre omicidi di camorra i cui retroscena sono stati svelati dai collaboratori di giustizia Francesco Cirillo, Salvatore D'Alessandro, Dario De Simone e Raffaele Ferrara. Gran parte degli indagati furono accusati di associazione camorristica e a vario titolo anche di armi, droga, estorsione e favoreggiamento di latitanti. Tra gli omicidi presi in esame, quello del macellaio Genovese Pagliuca, maturato nell'ambito di un episodio con risvolti torbidi che nel 1995 fece scattare le manette ai polsi di Angela Barra e dei suoi fratelli e di Luigi De Vito. La donna, ritenuta legata sentimentalmente con Francesco Bidognetti, si rese protagonista – insieme al deceduto Giovanni Di Matteo (ex comandante dei vigili urbani di Teverola) - di un sequestro di persona ai danni di A.D.A., una ragazza che lavorava nella gelateria «Annabella» della Barra. Ma un’altra ordinanza di custodia cautelere emessa dal tribunale di Napoli su richiesta della Dda di Napoli lo ha ritenuto responsabile insieme a Giuseppe Setola di Aniello, Domenico e Francesco Bidognetti (detto «Cicciotto ‘è Mezanotte »), Walter Schiavone (fratello di Francesco, detto «Sandokan »), Francesco Schiavone jr. detto «Cicciariello» Raffaele Maccariello, Alessandro Cirillo, il pentito Alfonso Diana e Remolo Simeone, quest'ultimo proprietario del «Roxy Bar» di Casal di Principe dove l'anno scorso fu ucciso l'imprenditore del-l'Ecoquattro Michele Orsi (per il delitto è stato arrestato e poi scarcerato anche il figlio di Simeone in quanto, secondo la Dda, non avrebbe voluto riferire particolari sui componenti del commando che avrebbe visto entrare nel locale). In tutto, dieci imputati accusati di aver punito con la morte due uomini che avrebbero infranto il codice d'onore del clan e osato intrattenere relazioni sentimentali «non consentite» con donne vicine al clan dei Casalesi. Questo il movente, oltre a quello immancabile della lotta per l'acquisizione del territorio, degli omicidi di Giuseppe Della Corte e Arcangelo Chiarolanza uccisi, rispettivamente, il primo a Casaluce nel 1996 ed il secondo ad Aversa nel 1992 da alcuni esponenti del gruppo indicati dai collaboratori di giustizia. L'attività investigativa si è basata anche sul riscontro, eseguita dalla Dia di Napoli alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Luigi Diana, Alfonso Diana e Domenico Bidognetti (reggente della cosca dei omonima negli anni '90) avrebbe consentito di fare chiarezza su mandanti, esecutori materiali e movente riguardo agli omicidi Di Della Corte e Chiarolanza. Secondo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, il movente dell'omicidio di Della Corte, sarebbe stato determinato da un affronto fatto dalla vittima alla nota famiglia camorristica facente capo a Bidognetti Francesco. Della Corte infatti, dopo avere importunato la moglie di un parente del pentito, Domenico Bidognetti, si sarebbe fatto consegnare anche dei soldi, minacciando la donna di riferire al marito riguardo una loro presunta relazione. Successivamente il cognato della donna, Remolo Simeone, si sarebbe rivolto a personaggi all'epoca al vertice del gruppo Bidognetti, riferendo loro il comportamento tenuto da Della Corte. Domenico Bidognetti dopo aver ricevuto l'assenso da parte dei vertici del clan avrebbe poi messo a punto e portato a termine, con la complicità di altri affiliati, l'eliminazione di Della Corte.