La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


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venerdì 19 dicembre 2008

Scarcerato Pietro La Torre parente del Boss pentito Augusto la Torre

Mondragone. Scarcerato dopo dieci mesi dal suo arresto e completamente libero Pietro La Torre a cui era contestato il reato di associazione camorristica e per esso presunto affiliato al clan la torre . A ridargli la libertà è stato il giudice di indagini preliminari del tribunale di Napoli la sezione 18esima Dottor Carlo Modestino che ha accolto l’istanza presentata dal difensore del La Torre Luigi Iannettone. Era stato posto in stato di detenzione il 11 febbraio 2008 insieme ad altri 37 indagati attraverso una operazione eseguita dal Comando provinciale dei carabinieri nelle province di Caserta, Napoli, ed in varie località italiane. I militari eseguirono esecuzioni relative ad ordinanza di custodia cautelare su richiesta del pubblico ministero della DDa di Napoli Dottor Catello Maresca spiccando nei confronti di 41 persone, tutti elementi di vertice e di spicco del clan di Mondragone, convenzionalmente denominato”La Torre” o “dei chiuovi”, i mandati. . I reati ipotizzati erano associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione alle lesioni volontarie fino alla detenzione e porto illegale di armi e munizioni. Si tratta di uno dei diversi sbocchi dell’indagine, partita, come si diceva, sette anni fa sotto l’egida della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotta dai Carabinieri di Caserta, a seguito di diverse denunce di estorsione fatte da alcuni imprenditori di Mondragone. Un’inchiesta lunghissima, condotta, attraverso accertamenti tecnici, servizi di osservazione e pedinamento, riscontri documentali, perquisizioni e sequestri , nonché escussioni di vittime e testi, è stata arricchita in modo rilevante dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, persone indotte al pentimento successivamente ai loro arresti, resi possibili proprio a seguito agli iniziali positivi risultati della stessa immagine. Il periodo finito sotto il microscopio degli inquirenti è quello successivo all’arresto del superboss Augusto La Torre e parte precisamente dal 3 agosto 2001, data in cui finiscono in carcere Giuseppe Fragnoli ed Ernesto Cornacchia, il primo anche reggente del clan La Torre per espressa nomina del capo storico Augusto La Torre. Subito dopo, nel corso di un'altra operazione, fu recuperato, nascosto in un bagno all’interno di un rifugio a Caianello, utilizzato dallo stesso Ernesto Cornacchia durante la sua latitanza, una sorta di libro mastro del clan, documento “contabile” del gruppo criminale. Il manoscritto consentiva di ricostruire parte rilevante del “bilancio” del clan, “individuandosi – scrivono ancora gli inquirenti della Dda - le “retribuzioni” previste per gli affiliati e loro familiari, i “ tributi” estorsivi versati al gruppo mafioso, le spese legali assunte nonché di mutua assistenza previste tra gli associati, soprattutto se detenuti, ovvero ai familiari di affiliati deceduti.