La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


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venerdì 25 aprile 2014

ESCLUSIVO - ELEZIONI DEL NUOVO RETTORE DELLA SUN - INTERVISTA AL CANDIDATO PROFESSOR LUIGI SANTINI

Un vecchio detto italiano recita , tra i due litiganti il terzo gode, da qualche tempo è partita anche nella Seconda università di Napoli , la SUN , una campagna elettorale, cosi come quella delle elezioni  europee,  per votare il suo nuovo  rettore . A contendersi la poltrona del nbuiovo rettore  tre candidati , uno in più rispetto alle aspettative poiché il professor Giuseppe Paolisso , Mario Mustilli, e Luigi Santini, ordinario di Chirurgia Generale.   Per  quest’ultimo la candidatura a nuovo rettore della San  capita in un momento particolare perché rappresenta il terzo incomodo in un panorama universitario pronto a dividersi fra il professor Paolisso e il Professor Mustilli . Insomma il Professor Luigi Santini è , per inquadrare la questione come a livello politico NAZIONALE  , “ il Grillo della Campania”, poiché come terzo incomodo potrebbe rappresentare un scoglio per gli altri candidati. Non a caso il suo pensiero  è coinciso  per questo gli abbiamo posto alcune domande  
il professor Luigi Santini 
Quale è il vostro compito ?
Le Università sono un patrimonio della collettività, perché storicamente fonte di sapere e di cultura, fucina delle nuove generazioni, leva di progresso sociale, fattore di competitività economica. Nel contempo, le Università pubbliche sono anche una istituzione, un segmento di grande importanza di quel patrimonio di “beni comuni” che sono i servizi che vanno resi ai cittadini.Un duplice patrimonio da difendere e valorizzare. La Seconda Università di Napoli ha il dovere di contribuire, con il suo posizionamento scientifico e culturale, allo sviluppo del territorio nel quale è inserita.Chi guiderà la nostra Università nei prossimi anni ha di fronte a sé il compito arduo di rilanciarne le capacità operative e l’immagine. Allo stato attuale il mutamento d’indirizzi è assolutamente indispensabile, se vogliamo che l’Ateneo svolga il ruolo che gli compete nel contribuire alla formazione della classi dirigenti del domani.
Professore come si può rilanciare la Seconda Universita’ di Napoli ??
Il declino della SUN è nei dati forniti dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che collocano il nostro Ateneo al penultimo posto della classifica nazionale. Un Ateneo è, per sua stessa denominazione, una città della sapienza, e perciò è necessariamente fondata sull’alleanza specifica fra tutte le scienze. La città della sapienza non è una semplice somma di specializzazioni, ma guarda ai valori umanied alla complessità della conoscenza. Se un Ateneo non si fonda sulla pari dignità di tutte le discipline fallisce il suo obiettivo. In questo orizzonte complessivo, l’Ateneo dovrà lavorare per promuovere condizioni di crescita scientifica in tutte le discipline ed in tutti i dipartimenti. Ovviamente una tale impostazione dovrà dare una particolare attenzione ai dipartimenti di scienze umane ed ai valori che da esse sono e devono essere rappresentati. In questo senso, dobbiamo conquistare una nuova visione complessiva dell’università come unità universale di ricerca e di didattica, in cui i professori, i ricercatori e gli studenti siano il centro dell’attenzione. Attualmente, il nostro Ateneo non è collocato nella graduatoria delle Università secondo il livello che meriterebbe, sebbene al suo interno esistano dipartimenti in cui sono riconoscibili eccellenze ed operosità. Tutte le fasce dei professori e dei ricercatori dovranno essere ascoltate valorizzando il merito e la qualità scientifica. Uno sguardo attento deve essere volto al gran numero di ricercatori della nostra Università che sono in attesa di legittimi riconoscimenti non ancora conseguiti.Questo progressivo tramonto sta erodendo l’immagine della nostra Università, ledendo inoltre il diritto di molti giovani ad essa iscritti di ricevere una adeguata preparazione. L’approccio delle precedenti gestioni deve far posto a un rilancio fondato sull’eccellenza dell’offerta didattica e sulla qualità dei servizi agli studenti. Una svolta è necessaria: coloro che vivono la vita dell’Ateneo hanno sotto gli occhi i guasti prodotti da troppi anni caratterizzati da scelte gestionali confuse, da approssimazioni operative e, soprattutto, da conduzione verticistica e personalistica nella definizione delle strategie formative. Cambiare è diventato un imperativo categorico che deve passare per una netta e chiara discontinuità con il passato. Professori, ricercatori, personale amministrativo, studenti, sono i potenziali attori di un cambiamento che si concretizzerà soltanto se l’azione dell’Università saprà travalicare i muri delle aule, dei dipartimenti, del rettorato, guardando alla società civile, alle esigenze del tessuto produttivo, ai bisogni di preparazione e di cultura dei nostri giovani.
Secondo lei quali sono i  metodi da adottare ??
Il rinnovamento è metodo, un metodo che deve scandire le tappe di un percorso comune che parta da alcuni punti essenziali.Il primo riguarda la visione che deve orientare il cambiamento. Le Università non possono limitarsi a fornire conoscenze, sia pure raffinatissime; esse devono – prima ancora – essere luoghi nei quali si forgiano le nuove generazioni sulla base dell’universalità dei valori civili e culturali propri di una società avanzata basata sui princìpi della democrazia partecipativa.  Occorre formare donne e uomini che sappiano non soltanto dotarsi delle conoscenze adeguate a esercitare al meglio la loro professione, ma che riescano altresì ad essere elementi di riferimento del tessuto sociale nel quale operano. Cittadini dotati di elevata coscienza civile e con un adeguato bagaglio di conoscenze e competenze.
Quali sono gli obiettivi prioritari ??
Sulla base di tale indirizzo l’azione dell’Università deve avere alcuni obiettivi prioritari:
a)                     Mettere gli studenti al centro dell’offerta didattica, poiché essi non sono soltanto i destinatari dell’attività formativa, ma rappresentano un capitale umano che va sostenuto e motivato. Occorre valorizzare e rendere proficua la partecipazione degli studenti alle scelte di pertinenza del corpo accademico. Per ottenere questo risultato è necessario che tutti i docenti sentano come loro impegno primario questo obiettivo
b)Lavorare sulla qualità dell’offerta formativa, migliorando modalità e organizzazione della didattica e alimentando spazi ed ambiti di fruizione culturale che vadano al di là delle lezioni
c)                      Puntare sull’ampliamento dell’offerta formativa, allargandola ai saperi di tipo umanistico. Una Università di territorio – salvaguardando, ovviamente i punti di forza acquisiti – deve aprire il più possibilela sua offerta didattica, partendo dal patrimonio accumulato dai Dipartimenti esistenti
 d)                     Fare della partecipazione e del confronto una opzione strategica e un costante criterio operativo. Coinvolgere – attraverso l’ascolto, la partecipazione, e l’attenzione alle proposte – tutti i soggetti che contribuiscono alla produzione della formazione nell’Università (corpo docente, personale amministrativo e tecnico, studenti, forze sociali, associazioni, rappresentanze)
e)                     Definire il posizionamento sul territorio. In Campania l’offerta didattica universitaria è storicamente presente, da secoli, a Napoli. Nel tempo più vicino a noi essa ha trovato specifiche e importanti radicamenti a Salerno e nella provincia, nonchénella Valle dell’Irno tra Avellino e Benevento attraverso l’Università del Sannio. L’unico territorio ad essere rimasto fuori è quella di Caserta. È in questa città, ricca di storia a tradizioni, che è necessario ricercare questo definitivo sviluppo, vincendo resistenze ed incertezze.
Secondo lei ci vuole una squadra ??

Il cambiamento che tutti auspichiamo non può non passare da una inversione radicale di rotta, di metodi, di persone, di filosofia. L’Università è di tutti: chi la guiderà nei prossimi anni non potrà essere “un uomo solo al comando”, bensì il responsabileed il coordinatore di scelte compiute con l’apporto di tutti i soggetti interessati, a cominciare, ovviamente, dal corpo accademico al quale spetta di impegnarsi in un opera di rinnovamento nell’interesse della collettività. Il rilancio deve essere un obiettivo condiviso da tutti coloro che credono nel cambiamento, sulla base di un progetto che sappia guardare lontano, aggregando le forze migliori, interne ed esterne all’Ateneo.

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