La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


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domenica 13 agosto 2017

SCANDALO GLADIATOR- E' ARRIVATO IL PRINCIPE NEROAZZURO CHE PROMETTE E SGANCIA - MA LUI CHE VUOLE ? INTANTO I POLITICI PRENDONO IN GIRO I CITTADINI , TIFOSI ED....... ELETTORI

Con il caso Gladiator è emerso un dato sconcertante: intorno al pallone si gioca altro. A S. Maria Capua Vetere il gioco del calcio non è solo lo sport più popolare, uno spettacolo agonistico, una forma d’intrattenimento, di aggregazione, di inclusione sociale ma la sua popolarità viene sfruttata come una fonte redditizia di guadagno per affaristi e come mezzo di propaganda per politici di turno che cercano di cavalcare l'onda del tifo sportivo per i propri interessi e il proprio tornaconto personale. Altrimenti come altro si potrebbe spiegare tutto quello che sta accadendo alla società sportiva sammaritana e i malumori dei tifosi elettori…ops cittadini.
La passione ce la mettono i tifosi, la competenza i calciatori ma tutto il resto è un ciclo continuo di errori, a partire dalla presidenza. Improvvisati imprenditori comprano la squadra promettendo di gestirla come e meglio delle aziende che rappresentano, poi dopo qualche stagione, fatta di successi e, forse, inaspettati traguardi, si volatizzano proprio nel momento di maggiore impegno, il campionato.
Nessuno ha voluto salvare il Gladiator. Nessuno ha avuto la forza di garantire la fideiussione di 31 mila euro da depositare in Lega a Roma per evitarne la scomparsa dalle mappe del calcio italiano. Nessuno si è fatto promotore di iniziative per impedire questo schiaffo alla città e alla sua tifoseria che, nonostante la mobilitazione, ricorderà il 27 luglio 2017 come il giorno più triste della storia del Gladiator.
A fallire non è stato solo il Gladiator ma in questa triste morte annunciata ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, a partire dalla società a finire ai nostri rappresentanti politici che in campagna elettorale si sono presentati come paladini della città, dello sport e del Gladiator. Bastava un atto di volontà da parte di assessori, sindaco e consiglieri che, in un momento di criticità come questo, ne avrebbero guadagnato in consensi sul territorio e ben oltre. Che cos’è lo sport se non uno strumento di rilancio politico e culturale? Eppure il fondo per la cultura esiste nella pianificazione di tutti i comuni, specie comuni così grandi come il nostro. Ci si poteva organizzare com’è stato fatto per altre iniziative legate all’immagine della città. Vedi per esempio i contributi alle chiese per le feste religiose rionali. Vedi le biciclettate. Vedi gli alberelli natalizi alle periferie e tante altre iniziative considerate “meritevoli” di essere patrocinate economicamente dall’ente comunale.
E anche laddove non vi fosse alcun fondo, alcuna somma da destinarvi, se proprio non c’erano nemmeno gli occhi per piangere, ognuno avrebbe potuto mettere mano alla tasca e tirar fuori un po’ di gettoni, di compensi e di indennità che mensilmente percepiscono. Certamente non sarebbero finiti sul lastrico, giacché ognuno di loro si è proposto come tutore della città e non come mercenario.
Ed ecco che il ciclo si ripete con l’arrivo puntuale, a funerale finito, del buon sammaritano di turno che tra una benedizione e l’altra, dispensa fumi e odori tra le genti come puro atto di responsabilità!                       La politica è un’altra cosa.