La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


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martedì 9 dicembre 2014

CAMORRA A CAPODRISE - OMICIDIO CAPEZZONE - ORDINANZA PER GLI AFFILIATI AL CLAN BELFORTE

Nelle prime ore della mattinata odierna, nell'ambito di un’articolata indagine coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque soggetti, tutti affiliati al clan camorristico dei “Belforte" di Marcianise, resisi responsabili di un omicidio di camorra avvenuto a Capodrise (CE) il 15 aprile 1999. L’attività investigativa, sviluppatasi anche attraverso intercettazioni telefoniche e riscontri di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, in precedenza appartenenti al suddetto sodalizio criminale, ha permesso di ricostruire analiticamente le fasi organizzativa ed esecutiva di un grave fatto di sangue che porto all’assassinio di Frattolillo Antonio detto "Tonino Capezzne", gestore di una ditta di autodemolizioni. Lo scenario in cui si sviluppo il fatto sanguinario e da ricollocarsi nel periodo di maggiore violenza camorristica che visse la zona del territorio di Marcianise alla fine degli anni ’90, quando, a causa dei numerosi omicidi e rappresaglie armate condotte anche in locali pubblici da affiliati ai due clan che si contendevano il territorio a confine con l’area Nord di Napoli (i Piccolo detti "Quaqquaroni” ed i Belforte detti "Mezzacane”), fu disposto dalle istituzioni il c.d. "coprifuoco”. Il commando annato che materialmente commise l’omicidio era composto da Buttone Bruno (ora collaboratore di giustizia), Raucci Domenico e Raucci Antonio mentre i mandanti ed ideatori furono lo stesso Buttone Bruno e Trombetta Luigi. Il giorno 15 aprile 1999 venne segnalata la presenza del Frattolillo nella propria officina da Bellopede Camillo Antonio, altro affiliato del clan, che nella circostanza funse da specchiettista. Un’aute condotta dai sicari giunse presse l’officina e, nonostante la presenza di altre persone nel locale, esplose numerosi colpi di pistola e di kalashnikov all’indirizzo del Frattolillo che fu brutalmente trucidate. Il gruppo armato poi fuggi abbandonando e bruciando l’autovettura utilizzata per l’esecuzione.

Successivamente gli stessi furono recuperati da un’altra autovettura guidata da Sparaco Giuseppe, altro affiliate al clan, e da Trombetta Luigi. Gli accertamenti hanno permesso anche di risalire al movente dell’omicidio, in particolare la risposta che il clan Belforte voleva dare per un precedente tentativo di omicidio ai danni di Trombetta Luigi avvenuto pochi giorni prima. I capiclan dei Belforte erano infatti convinti che i sicari del clan Quaqquaroni fossero partiti proprio dall’autorimessa del Frattolillo per commettere l’evento delittuoso nei confronti di Trombetta Luigi che nella circostanza riuscì miracolosamente a salvarsi nonostante i numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi verso la sua autovettura (per tale tentato omicidio e state gia condannato Letizia Antonio, affiliate clan Quaqquaroni).


Si riportano, di seguito, i nominativi dei destinati dell’odierno provvedimento della DDA di Napoli eseguito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta:

1.      TROMBETTA LUIGI,  cl. 1956;
2.        BELLOPEDE CAMILLO ANTONIO cl.1979;
3.      RAUCCI ANTONIO cl. 1979;
4.      RAUCCI DOMENICO cl. 1970;
5.      SPARACO GIUSEPPE cl. 1968.

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