La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


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mercoledì 9 aprile 2014

CAMORRA IN PROVINCIA - ESTORSIONE AD IMPRENDITORI - 4 ORDINANZE DELLA DDA DI NAPOLI

GIULIO BRUSCIANO 
Questa mattina, ad epilogo di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, la Squadra Mobile ha eseguito un O.C.C.C. emessa dall’Uff. del G.I.P. presso il Tribunale partenopea, nei confronti di:

1.      SCHIAVONE Nicola, nato a Loreto l’11.04.1979, figlio di Francesco Sandokan, detenuto;
2.      DI PUORTO Salvatore, nato a S. Cipriano d’Aversa (CE) il 27.10.1973, detenuto;
3.      BRUSCIANO Giulio, il 24.08.1965 nato ad Aversa (CE), ivi res.;
4.      ORNATO Luigi, nato il 29.12.1964 a Napoli, res. ad Aversa (CE).

indagati a vario titolo per usura, estorsione e ricettazione, aggravati dal metodo mafioso e dal fine di agevolare l’organizzazione camorristica denominata clan dei casalesi- gruppo SCHIAVONE.
La misura cautelare è frutto di complesse indagini scaturite dal sequestro, operato nel maggio 2010 dalla Squadra Mobile di Caserta, presso l’abitazione del citato DI PUORTO Salvatore, di effetti cambiari e bancari per oltre 500 mila euro, riconducibili ad un commerciante tessile aversano.
In seguito, le indagini hanno svelato che i titoli erano stati emessi a garanzia di debiti usurari contratti dal commerciante.
Successivamente, anche per effetto di una scrupolosa ricostruzione dei flussi bancari dell’imprenditore, gli inquirenti accertavano che sin dal 2004, per fare fronte a difficoltà finanziarie connesse alla gestione della propria attività commerciale, la vittima aveva contratto debiti usurari, cresciuti in modo esponenziale con il trascorerre del tempo, a causa degli esorbitanti interessi pretesi, che lo costrinsero a rivolgersi ad ulteriori usurai..
Infatti, l’analisi della copiosa documentazione sequestrata e le complesse perizie disposte dalla Procura Antimafia sulla contabilità dellla persona offesa,  permetteva di rilevare che la stessa era stata costretta a pagare un tasso di interesse mensile variabile dal 5% al 10%, per un importo complessivo di circa 300 mila euro, corrisposti nell’arco di 4 anni.
Con il trascorrere del tempo, l’imprenditore era stato avvicinato da soggetti legati  al clan “dei casalesi”, tra i quali BRUSCIANO Giulio - cugino dell’allora latitante BRUSCIANO Gabriele, affiliato alla frangia stragista di SETOLA Giuseppe e già condannato per 416 bis c.p.,  ORNATO Luigi e DI PUORTO Salvatore, i quali, consapevoli delle sue difficoltà economico-finanziarie, e quindi della possibilità di realizzare facili guadagni attraverso la spoliazione delle risorse residue, gli offrirono ulteriori somme in prestito, riducendolo letteralmente sul lastrico, al punto che il commerciante è stato nel tempo costretto a vendere due vetture di proprietà, ipotecare la sua abitazione e, infine, a cedere anche l’attività commerciale di cui era titolare insieme alla moglie.
Particolarmente significativo, nel calvario della persona offesa, l’episodio che ha visto protagonista Nicola SCHIAVONE, figlio di Francesco detto Sandokan, da ritenersi all’epoca capo della fazione Schiavone (recentemente condannato in due distinti processi all’ergastolo ed a ventuno anni di reclusione per 416 bis c.p.), allorquando minacciò di morte la vittima dell’usura, alla presenza di ORNATO Luigi, imponendogli di onorare i propri debiti, così disvelando che la provvista di quei prestiti proveniva dalle attività illecite dell’organizzazione mafiosa.
Circostanza fra l’altro confermata dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che hanno ricostruito la figura di DI PUORTO Salvatore, fratello di Sigismondo – già condannato per 416 bis c.p. ed elemento di spicco del clan SCHIAVONE – come affiliato dediato a curare il reimpiego nelle attività usuraie dei proventi delle attività illecite del clan.




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