La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


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venerdì 28 marzo 2014

OMICIDIO UCCIERO - ORDINE DI CARCERAZIONE PER ANNA GAROFALO

Nel pomeriggio odierno, agenti della squadra mobile di Caserta diretta dal vice questore Alessandro Tocco, hanno tratto in arresto Garofalo Anna di anni 66 da villa literno, in esecuzione di ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte D’appello di Napoli, dovendo espiare la pena residua di anni 3 e mesi 4 di reclusione.
La donna era stata infatti condannata ad anni 4 e mesi 8 di reclusione per associazione per delinquere di stampo camorristico, clan “Ucciero” capeggiato dai figli Massimo, soprannominato “capa spaccata”, e vincenzo, attualmente entrambi detenuti.

Come riportato dalle cronache di allora,un altro fratello, nel gennaio 2004 venne ucciso tra la folla, e davanti a decine di testimoni. Domenico Ucciero, 32 anni, sposato, conosciuto come il nano, camorrista di primo piano, fu ammazzato quando mancavano dieci minuti alle 8 di sera, fuori al portone della casa dei genitori, in via roma. Era a brodo della sua auto, un’alfa 166 grigia, ed era sceso per aprire il cancello. Lì lo hanno sorpreso gli assassini, due o tre persone armate di pistole calibro 9. Lo avevano seguito con un’auto, probabilmente una thema, sapendo che in quel punto, di fronte al top market, sarebbe stato un bersaglio scoperto, facilissimo. Non c’era apertura automatica al vecchio portone di casa, e domenico ucciero non poteva fare altro che uscire dalla macchina. Ma forse, nonostante la guerra allora in corso, il nano neppure se lo aspettava di morire ammazzato: non aveva staffetta né guardie del corpo. Già il fratello di domenico ucciero, massimo, era scampato alla morte, il 3 novembre 2003. Quel giorno qualcuno svuotò’ l’intero serbatoio di un fucile contro la sua auto parcheggiata in via roma. Venti giorni dopo veniva ucciso michele misso, uno dei suoi uomini. Massimo ucciero era stato arrestato pochi giorni prima. L’attentato e l’omicidio misso potevano essere la risposta al massacro del 28 settembre, la domenica del black out. Quella sera cinque ragazzi seduti sul muretto che costeggia la chiesa madre di villa literno furono inseguiti fin dentro all’abitazione di due anziani pensionati, nella quale avevano cercato inutilmente riparo. L’obiettivo dei killer era uno solo, francesco galoppo, 21 anni, che rimase ferito assieme ad altri due giovani, simeone rovescio e mirco de luca. Morirono, barbaramente giustiziati in casa dei due vecchietti, giuseppe rovescio, falegname, e vincenzo natale, muratore. Avevano 25 e 24 anni, erano incensurati e bravi ragazzi. Erano estranei alla camorra e alla guerra tra il clan ucciero-tavoletta e gli avversari casalesi. E per loro a chiedere giustizia per due morti innocenti, qualche settimana dopo scese in piazza tutto il paese. Villa literno, marcianise, mondragone, casal di principe: quattro epicentri del potere e della guerra di camorra ripresa in estate dopo una lunghissima tregua.

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