La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


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lunedì 13 maggio 2013

RICORDIAMO NICOLA GIACUMBI E IL GENERALE UCCELLA


Santa Maria Capua Vetere - Nel 2002, quando giornalisticamente io ricostruii l’attentato delle “Br” al magistrato sammaritano Nicola Giacumbi, ( ucciso a Salerno quando era Procuratore della Repubblica ) ne scaturì un dibattito – tra vari rappresentati della società civile - per le intitolazioni delle aule bunker del Tribunale di S. Maria C.V.

Dopo la proposta di Carlo Fucci, allora segretario dell’Associazione nazionale magistrati e p.m. a Santa Maria Capua Vetere, di intitolare ai magistrati Giovanni Falcone, Paolo Borsellino o Mario Livatino le aule bunker del Tribunale; dopo gli interventi di Carlo Alemi, all’epoca Presidente del Tribunale (“sarebbe opportuno un dibattito tra tutti gli operatori della giustizia”); di Pasquale Giuliano, ex magistrato, componente della commissione giustizia, senatore di Forza Italia (“non mi dispiacerebbe il nome di una personalità della nostra terra”); di Nicola Garofalo, avvocato penalista, già segretario della camera penale e all’epoca assessore alla cultura della Provincia di Caserta (“le aule non debbono essere intitolate ai magistrati caduti nell’adempimento del dovere, perché loro, vanno onorati nei luoghi della società civile e non già dove si celebrano i processi. Mi piacerebbe dedicarne una a Enzo Tortora” ); e in ultimo Alberto Zaza, giornalista, avvocato, componente il direttivo dell’Ordine Forense (“tutti i luoghi del tribunale andrebbero intitolati a qualcuno anche se la proposta di Garofalo invita a meditare”).



Io intervenni nel dibattito ( come decano dei cronisti giudiziari ) e mi permisi di proporre di intitolare l’aula bunker (che si trova all’interno del carcere) all’ex direttore prematuramente scomparso, il generale Francesco Uccella (peraltro mio compagno d’infanzia; abbiamo frequentato assieme le elementari con il Maestro Beniamino Carnevale, padre di due magistrati ), e l’altra aula, quella alle porte di Capua, al magistrato sammaritano Nicola Giacumbi, assassinato a Salerno negli anni 80 dalle Br.



Ma ignoravo che già le organizzazioni sindacali dell’apparato carcerario avevano stimato inoltrare la proposta di intitolare, non già l’aula bunker, come da me prospettato, ma tutto il complesso carcerario al Generale Francesco Uccella, deceduto a Londra nel 2001 che era stato per 10 anni direttore dello stesso.



A dicembre 2007, si ripropose la questione dovuta alla morte di Michele Pilleri (morto a 78 anni) fondatore della Medicina Legale a Caserta, perché alcuni magistrati proposero di intitolare l’aula della Corte di Assise di S. Maria C.V. allo stesso. Mentre l’Università Federico II° propose di intitolargli la biblioteca di patologia forense.
Io ho insistito nella mia proposta di intitolare le aule ai “martiri” locali: a Uccella è stato riconosciuto lo status di “vittima del dovere” mentre per Giacumbi il suo assassinio parla chiaro. Ed ecco una breve cronaca dell’accaduto ( per i più giovani). Il delitto avvenne il 16 marzo del 1980 allorquando fu assassinato il procuratore della repubblica, lo stesso, come detto, era nativo di S. Maria C.V. – Venne freddato con 12 colpi da due uomini mascherati. Due anni dopo via Fani, diciotto mesi dopo il delitto Paolella, le “Brigate rosse”, in un agguato, assassinarono il giudice Nicola Giacumbi che aveva 52 anni e che in quel periodo occupava il posto “ad interim” di Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Salerno e da 14 anni svolgeva il suo ruolo di sostituto.


NicolaGiacumbi, stava rientrando a casa con la moglie, Carmela Di Renna (dalla quale aveva avuto un figlio Giuseppe, che allora aveva 5 anni, oggi è ingegnere e lavora a Bari ) non aveva scorta, ma era stato più volte minacciato ed aveva addirittura redatto un dossier sulle Brigate Rosse, allorquando due killer, a volto coperto, gli spararono 12 colpi di 7,65. Era domenica del 16 di marzo del 1980 e da poco erano passate le 20, la strada era deserta per i soliti capricci di marzo di dispensare improvvisi acquazzoni, Nicola Giacumbi, assieme alla moglie, era stato a fare visita ai suoceri in via Raffaele Conforti, sul lungomare di Salerno, a pochi passi dal palazzo di giustizia e dalla sua abitazione, sita al Corso Garibaldi al civico 195.



La scena si svolse fulminea, e i due brigatisti aggredirono alle spalle il magistrato, crivellandolo di colpi e sfiorando appena la moglie che, per lo spavento, perse i sensi. Giacumbi, figlio di magistrato, il padre Giuseppe è stato procuratore della Repubblica a Santa Maria Capua Vetere per molti anni, aveva da poco tempo finito di lavorare ad un dossier sulle brigate rosse in merito all’incendio della locale filiale Fiat nella cui sede furono fatte esplodere con cariche di tritolo numerose autovetture. Il crimine venne anche rivendicato dalle br di Salerno.


Come del resto il suo assassinio, rivendicato con un volantino, il classico delle br (negli anni Ottanta non eravamo ancora all’epoca della diffusione dei computers e le rivendicazioni non avvenivano via “e mail” come quella sull’omicidio di Marco Biagi trasmessa a Caserta news) lasciato nel bar “Natella & Beatrice” sul lungomare di Salerno, con avviso alla tv locale, “Telecolor”. “Abbiamo ucciso il boia fascista Giacumbi”, questa la delirante rivendicazione.



L’Amministrazione civica di S. Maria C.V., all’epoca presieduta dal dr. Prisco Zibella, in seguito al vile assassinio, proclamò il lutto cittadino e i magistrati del Tribunale, per ricordarlo e commemorarlo sospesero le udienze per due giorni. Nell’aula della 1° sezione civile, alla presenza del Presidente di allora, Vittorio Palazzi e del Procuratore Capo Antonio Manzillo, l’avvocato Alfonso Martucci, ebbe l’incarico di commemorarlo. Martucci era amico di famiglia di Giacumbi (il giudice, come detto, era anche molto legato alla famiglia del dr. Tafuri, infatti all’epoca del delitto il fratello Mario, subito dopo la costituzione di Aurelio, si rivolse proprio a Giacumbi per alcuni consigli. L’episodio è ricostruito ampiamente nel mio libro “Il delitto di un uomo normale”).



Ancora due ricordi personali. Quando in pompa magna fu inaugurato il nuovo complesso carcerario, con la presenza del Ministro della Giustizia dell’epoca Salvatore Caianiello e il generale Francesco Uccella faceva gli onori di casa, ( io ero accreditato come giornalista per seguire l’evento) mi venne incontro abbracciandomi. Quando poi nel 2000 fui ristretto, “per sfizio del governo”, e lui era direttore in carica ( ancora oggi sono in attesa della indennità per ingiusta detenzione) mi face “silenziosamente” assegnare una cella isolata, con tutti i comfort e spesso, il capo degli agenti di custodia, veniva a chiedermi “se avevo bisogno di qualcosa”.



Anche per il generale Uccella, l’attuale civica amministrazione, presieduta da Biagio Di Muro ( nell’apprendere la notizia della intitolazione del carcere ha detto “uomo amatissimo e dalle immense doti professionali”) ha in animo di organizzare una grande manifestazione e forse intitolargli anche una strada o una piazza. Mentre nel giorno della memoria delle vittime del terrorismo il sindaco ha ricordato alla cittadinanza con manifesti e foto il sacrificio di Nicola Giacumbi.