La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


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sabato 20 novembre 2010

SPARTACUS 1 - LA LEGGENDA DEI CAPI LATITANTI - ECCO LA REQUISITORIA DEL 27 MAGGIO 2004 QUANDO IL PM CAFIERO DE RAHO RACCONTO' LA POSIZIONE DI MARIO CATERINO CHE ALL'EPOCA ERA DETENUTO


CORTE DI ASSISE DI SANTA MARIA CAPUA VETERE

SECONDA SEZIONE

C/O AULA B2 – N.C.P.


VERBALE DI UDIENZA (art. 480 e segg. c.p.p.)

L'anno 2004 il mese di Maggio il giorno 27 alle ore 12:08

LA SENTENZA DELLA CORTE DI APPELLO
IL PRESIDENTE ROMERES E IL G.A.L. MARIA CATURANO
in Santa Maria C.V. davanti alla Corte di Assise composta dai Sigg.:

Dott. CATELLO MARANO Presidente

Dott. RAFFAELLO MAGI Giudice

Caterino Mario anche già lo abbiamo ricordato nella partecipazione a omicidi e del suo inserimento nell'organizzazione camorrista dei casalesi anche di lui ne parlano tutti i collaboratori di giustizia. D'Alessandro Salvatore all'udienza del 31 maggio 2000 ricorda come Caterino Mario unitamente a Panaro Sebastiano fino al 1996 ebbero la responsabilità di portare avanti il gruppo, dopo che c'erano stati gli arresti proprio per l'operazione che ha dato luogo a questo dibattimento. In particolare di Caterino Mario ne parla come la persona che operava con tale responsabilità per conto degli Schiavone. Ne ha parlato ancora all'udienza del primo giugno 2000, come la persona che aveva la cassa dell'organizzazione, come la persona che svolgeva compiti di contabilità, recuperando sostanzialmente dalle varie fonti i proventi dei delitti. Lo ha ricordato anche Borriello Rinaldo all'udienza del 21 giugno 2000, pur riferendo dal punto di vista di chi è sempre stato in un'organizzazione contrapposta lo ha ricordato come la persona che gli era stata indicata già nel 1987, quando il fratello voleva inserire alcuni loro conoscenti in lavori che si stavano compiendo per la superstrada che collegava Villa Literno. In relazione a tali lavori gli venne detto che Caterino Mario aveva indicato persone diverse, e quindi non era possibile per loro trovare lavoro. Ne parla anche Ferrara Raffaele all'udienza del 20 luglio 2000, allorché lo ha ricordato come la persona che si occupava insieme ai vertici dell'organizzazione inizialmente di riscuotere i soldi derivanti dagli scamazzi. Ferrara Raffaele ricorda questo ruolo di Caterino Mario all'epoca in cui era ancora vivo Mario Iovine, ne ha parlato ancora il 27 settembre 2000 allorché lo ha ricordato come persona con la quale ha avuto anche contatti diretti e che ha svolto il ruolo di cassiere dell'organizzazione per conto di Francesco Schiavone. Ha anche fatto riferimento a circostanze specifiche ed anche ad episodi che coinvolgono direttamente Caterino Mario in questo luogo. Ma il nome di Mario Caterino è legato alla  vicenda relativa alla Banca del Credito Cooperativo di San Marcellino. Nel corso di quel filone di indagine in dibattimento sono stati sentiti vari testimoni, in particolare Polverino Giorgio e Giuliano Gennaro come verbalizzanti, Perini Luciano come commissario straordinario della Banca di Credito Cooperativo dall'ottobre '95. Da quelle deposizioni emerge in modo chiarissimo come la Banca abbia commesso numerose irregolarità; in particolare emerge come alcune persone siano state favorite, alcune persone siano state agevolate tanto che il credito aperto e riconosciuto ad esse è stato privo di qualunque giustificazione o copertura economica. Caterino Mario è uno dei clienti della banca in favore del quale è stato aperto un credito di circa 50 milioni, ma quel che è interessante nel guardare il fascicolo è che Caterino Mario evidenzia nella richiesta di concessione di fido che gli viene accordato un quadro economico finanziario che non è supportato da alcun elemento, e che dimostrerebbe come lo stesso sarebbe titolare di impresa individuale, che lo stesso sia in possesso di macchinari, sia in possesso quindi di mezzi economici che invece non risultano assolutamente. Ecco, nella richiesta di concessione di fido si parla addirittura di lavori in corso per 100 milioni, di impianti e macchine per 250 milioni, beni per circa 410 milioni, mentre quando si confronta questo elemento con la scheda patrimoniale si evidenzia che Caterino Mario non è titolare di impresa, non ha mai reso dichiarazioni dei redditi, non ha mai svolto alcuna attività economica. Il che da un lato dimostra come se pure ci fosse ancora bisogno il medesimo trae da altre fonti i propri redditi, dall'altro come sia in grado di esporre crediti e beni per oltre 400 milioni su una banca che evidentemente apre il credito a persone che riescono ad avere credito sulla base di altri elementi. Nell'ambito di quella indagine, per altro, vedremo come i soggetti interessati ad aperture di credito privilegiato, anche per importi superiori, a volte di gran lunga superiori, sono Walter Schiavone, Panaro Sebastiano, Natale Antonio, Natale Leopoldo, Passarelli Dante, Letizia Domenico, Coppola Antonio, Coppola Michele, Cecoro Giovanni, Ferraro Sebastiano, Caterino Mario e per quanto riguarda le ditte che ci riguardano direttamente la Clever Sas di Corvino Mario, la Casale Calcio e la Edil Beton. Si chiede pertanto che anche nei confronti di Mario Caterino venga affermata la responsabilità penale.