La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


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mercoledì 14 luglio 2010

PASSERELLI BIS - ECCO COSA HANNO SEQUESTRATO I CARABINIERI SU RICHIESTA DELLA DDA DI NAPOLI

Nella mattinata odierna, i Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta hanno dato esecuzione a Decreto di sequestro preventivo emesso, ai sensi degli art. 321 c.p.p. e 12 sexies L. 356/92, in relazione all’art. 648 bis c.p. (riciclaggio), dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (Dr. Federico Cafiero de Raho, Dr. Raffaello Falcone e Dr. Alessandro D’Alessio) nei confronti di alcuni degli eredi di Passarelli Dante, in particolare i figli Franco, Biagio, Davide e Gianluca, nonché le nuore Cantelli Susanna e Natale Clelia. Il provvedimento trae origine dalle indagini patrimoniali sviluppate nell’ambito dell’indagine “Nuova Calatia”, conclusasi il 17 marzo 2009 con 28 arresti eseguiti dai Carabinieri di Caserta. L’operazione colpì esponenti del clan Farina-Martino-Micilllo, operante in Maddaloni e comuni limitrofi, nonché affiliati al clan Belforte e “dei casalesi”. In particolare i fratelli Franco e Biagio Passarelli emersero, quale anello di congiunzione tra il sodalizio criminale di Casal di Principe e quello maddalonese, nella gestione di alcune estorsioni ai danni dell’ “ALVI S.p.A.”, società proprietaria di una catena di supermercati presenti in tutta la regione (Franco è tuttora detenuto per tale capo d’imputazione). In sostanza, le indagini hanno consentito di accertare, attraverso le fonti di prova costituite dalla vicenda dell’estorsione “ALVI”, dalle intercettazioni svolte, dagli interrogatori resi dal collaboratore FARINA Antonio e da quelli dello stesso PASSARELLI Franco e di CANTIELLO Vincenzo, detto “o’ doich”, che gli eredi PASSARELLI, consapevoli, per un verso, dell’ illecita provenienza del capitale ereditato dal genitore e, per altro, della notevole capacità di riciclaggio che tale capitale, ed in primis la “IPAM”, era in grado di realizzare, hanno posto in essere ulteriori condotte di “ripulitura”. Invero, accertata la natura illecita dell’ “IPAM”, frutto del reimpiego dei capitali del clan “dei casalesi”, come si evince dal processo “SPARTACUS”, le indagini hanno dimostrato che i figli del PASSARELLI, anche attraverso l’interposizione delle mogli CANTELLI Susanna e NATALE Clelia, hanno posto in essere ulteriori attività di riciclaggio volte ad evitare che la provenienza dei beni fortunosamente riottenuti in seguito al decesso di PASSARELLI Dante, potesse essere oggetto, come poi è stato, di ulteriori attenzioni investigative. L’esigenza che si è posta ai PASSARELLI è stata dunque quella di sostituire progressivamente le attività già facenti capo al deceduto genitore con nuove attività (di qui la nascita della “COMMERCIALE EUROPEA”, più nota come “KERO’”, in parallelo con lo svuotamento dell’ “IPAM”) che occultassero l’illecita genesi dei beni ricevuti. Tale condotta aveva, infatti, sortito un esito positivo considerato che la “COMMERCIALE EUROPEA” era sfuggita al Decreto di sequestro adottato dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere nell’aprile scorso, provvedimento che si è limitato a colpire la sola “scatola vuota” della “IPAM”. Quanto alla contestazione del delitto di riciclaggio, di cui all’art. 648 bis c.p., a carico dei destinatari del provvedimento, essa deriva dal fatto che gli stessi, in concorso tra loro ed in esecuzione del medesimo disegno criminoso, hanno agito al fine di occultare e reiterare gli effetti del delitto presupposto (associazione mafiosa di cui all’art. 416 bis c.p. contestata a Dante Passarelli), ponendo in essere atti diretti ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei capitali investiti per l’acquisto di beni mobili ed immobili e per finanziare società aziendali e di capitali direttamente – o mediatamente – realizzate col patrimonio illecitamente acquisito dal citato Dante, quale affiliato al clan “dei casalesi”.L’attività di reimpiego dei capitali illeciti, dunque la collocazione temporale delle condotte di cui all’art. 648 bis c.p. qui contestate, ha luogo in un’epoca precedente alla morte di PASSARELLI Dante, essendo gli stessi fratelli PASSARELLI formalmente proprietari dell’I.P.A.M. ed avendo operato con tale azienda anche quando il padre era in vita. Da qui la contestazione agli odierni indagati del delitto di riciclaggio, con condotta tuttora perdurante, a partire dal 1996, data di riferimento per la contestazione del delitto di cui all’art. 416 bis c.p. a carico di Dante PASSARELLI. Nel corso dell’operazione, svolta nelle province di Caserta, Napoli e Roma, si è proceduto al sequestro di 6 aziende, di cui 2 opifici industriali per la lavorazione, impacchettamento e distribuzione all’ingrosso dello zucchero e 2 società immobiliari, nonché beni mobili ed immobili, conti correnti bancari e postali, per un valore complessivo non inferiore a 660.000.000/00 (seicentosessantamilioni) di euro.