La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all'aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c'è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del "metodo democratico".

DALLO STRALCIO DEL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO
ROMA 22 APRILE 2013


email
procecere@alice.it
procecere@virgilio.it



Visualizzazioni secondo Google dal 2009

lunedì 17 novembre 2008

INTERVISTA AL GIORNALISTA FERDINANDO TERLIZZI CHE SI OCCUPA DI CRONACA GIUDIZIARIA DA OLTRE 40 ANNI NELLA TERRA DEL CLAN DEI CASALESI


di Giovanna Canzano

Roma – Conosco molto bene il giornalista Ferdinando Terlizzi in quanto negli anni 70, allorquando lui era direttore responsabile della radio libera “Teleradio Volturnia” a Santa Maria Capua Vetere ( provincia di Caserta ) io muovevo i primi passi nel mondo del giornalismo. Lui, oltre ad essere cronista giudiziario del quotidiano “IL ROMA”, aveva fondato una rivista locale “CRONACHE”, sulla quale io ho scritto alcuni articoli. Sono trascorsi molti anni e poi ho “rivisto” Terlizzi sul “Web” ( dopo 20 anni e più ) è infatti anche direttore del quotidiano on-line “casertasette.com”.

Ferdinando Terlizzi è nato nel 1937 a Santa Maria C.V. (Caserta), è specializzato in cronaca giudiziaria. E’ direttore responsabile dell’Agenzia ”Mediapress”. Ha scritto articoli tra l’altro per: “Gazzetta di Caserta”, “Napoli Notte”, “Il Roma”, “Il Roma Sera”, “Il Tempo”, “Il Messaggero”, “Paese Sera”, “Il Diario”, “Il Mattino”, “Il Giornale di Napoli”, “CentoCitta’”, “Il Denaro”, “ Il Corriere del Mezzogiorno”, il dorso campano del “Corriere della Sera”.

E’ stato Direttore responsabile di radio e tv libere. Dal 1982 al 1988 è stato ininterrottamente eletto nel consiglio direttivo dell'Associazione della Stampa di Caserta. Nel 1998 è stato accusato da un pentito ( Pasquale Pirolo, braccio destro di Bardellino ) contro il quale aveva scritto articoli e dopo essere stato arrestato e tradotto nel carcere di Poggioreale (nella sua cella c’era Ciro Formicola, boss di S. Giovanni a Teduccio, condannato a vari ergastoli ) è stato poi in sede di giudizio completamente scagionato e assolto con la più ampia formula.

A dicembre la casa editrice “Il Filo” pubblicherà un suo libro “Il delitto di un uomo normale”, una vicenda boccaccesca che sconvolse le coscienze bigotte della società degli anni Sessanta.

Quale direttore della rivista “Detective&Crime” – edita dal criminologo Carmelo Lavorino, ha fatto parte del pool che ha scagionato Pietro Pacciani, il presunto mostro di Firenze -“La camorra non minaccia, uccide come nel caso di Giancarlo Siani” dice Terlizzi e smentisce le presunte minacce ai cronisti giudiziari di Caserta.

Nel 1983, da parte della Presidenza della Stampa Europea, gli è stato assegnato il premio internazionale di giornalismo "Aquila d'Oro", per una serie di reportage dall'estero. Nel 1984 ha ricevuto a Londra, dalle mani del giornalista Ruggero Orlando (mitico corrispondente Rai da New York) la laurea honoris causa conferitagli dall'Università americana "Pro Deo" di New York.

Nel 1994 è stato inviato speciale presso la "World Ministerial Conference On Organized Transnational Crime", organizzata dall'Onu. A novembre 2006, la trasmissione “Matrix” di Canale 5, ha riproposto un suo servizio tv degli anni 80, su di un duplice omicidio di camorra in Terra di Lavoro. Per conto dell’editore Tullio Pironti, ha curato la pubblicazione dei volumi “La seconda guerra napoletana alla camorra” e “Teatro di Giustizia” scritti dal penalista sammaritano Giuseppe Garofalo.

D) Cosa ne pensi dello scrittore Roberto Saviano?

R) Saviano è un buffone. Un provocatore, un pusillanime. Un cronista, un giornalista, uno scrittore non va nella terra dei protagonisti del suo libro ad offenderli, a sfidarli, a provocarli.

Saviano è andato egli stesso al di là della cronaca. Pisciare nella vasca della villa del boss (confiscata) attorniato da poliziotti e carabinieri non significa avere coraggio o essere qualcuno. Saviano non è nessuno. Salire sul palco, assieme ai politici, arringare la folla, chiamare per none i latitanti e dire: Tu Zagaria, tu Jovine ve ne dovete andare da questa terra”… significa non avere la misura delle cose. Nel corso del Festival della cultura ha offeso gli avvocati e figli di questi ultimi. E’ andato nell’aula bunker di Poggioreale a presenziare alla lettura della sentenza di appello di Spartacus ( a che titolo? ) pavoneggiandosi e poi si lamenta di qualche minaccia ( non esiste prova alcuna ). E’ solamente un pallone gonfiato.

D) Non sapevo che Saviano fosse giunto a questi tipi di provocazione e che altro puoi dire?

R) La mafia, la camorra, la ndrangheta, non avvisa uccide e basta. Hai mai visto scrittori e giornalisti che vanno nella terra di camorra a provocare? Non l’ha fatto neppure Gio’ Marrazzo negli anni Ottanta quando ha scritto un libro su Raffaele Cutolo “Il Camorrista”. Nanni Balestrini, che ha scritto un libro su Francesco Schiavone detto Sandokan, non conosce neppure sulla carta la nostra provincia. Gigi Di Fiore, inviato de Il Mattino, che ha scritto L’Impero dei Casalesi è andato forse a S. Cipriano o Villa Literno o Casal di Principe non dico a provocare ma neppure a presentare il suo libro. Raffaele Sardo, giornalista di Repubblica autore di uno spaccato sulla camorra locale( La Bestia ) è di Aversa, ma non si è azzardato a fare quello che ha fatto quel buffone e parolaio di Saviano.

D) Ma questo Saviano oggi vive blindato è stato o no minacciato? Sono stati minacciati magistrati e giornalisti?

R) Sono balle. Il fatto è che non si vuole riconoscere la realtà dei fatti. Io penso che un giornalista venga minacciato quando travalica il suo compito, quando vuole fare l’investigatore, vuole attribuire ruoli e fatti a cosche avversarie e contrapposte, pubblica in anteprima il pentimento di un camorrista, vanificando il lavoro dei magistrati e mettendo in pericolo i familiari del pentito. Queste sono tutte cose che non spettano al giornalista bensì agli inquirenti. Vuoi un’altra prova del fatto che molte minacce sono inventate? Ascolta. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale del processo di appello Spartacus ( un maxiprocesso come quello di Palermo alla mafia siciliana ) l’avvocato di alcuni imputati Michele Santonastaso ha letto un lungo documento in aula con il quale chiedeva il trasferimento ad altro giudice del processo a causa del clima “sfavorevole” che si era creato intorno alle gesta del clan addossando per questo la colpa ai giornali locali. Un documento di 56 cartelle che io custodisco gelosamente. Non c’è un rigo o una parola di minaccia nei confronti di Roberto Saviano, Rosaria Capacchione ( giornalista de Il Mattino autrice de L’Oro della Camorra, libro che domenica 16 novembre era nella classifica del Corriere della Sera al 17° posto nella saggistica ) e del magistrato Raffaele Cantone( attualmente al Massimario della Cassazione ed ex piemme della DdA, autore del libro Solo per giustizia che occupava nella stessa classifica della Capacchione il 2° posto) )–

L’avvocato Santonastaso ha stigmatizzato l’uso indiscriminato dei pentiti da parte di molti piemme ed ha evidenziato che sia la Capacchione che il Saviano “erano da ritenersi giornalisti prezzolati”. Di minacce di morte nei confronti dei tre neppure l’ombra. Eppure tutti i giornali nel riportare l’accaduto hanno espressamente parlato di minacce ai tre. Un falso giornalistico, come tanti altri.

D) E il libro di Saviano tu l’hai letto?

R) Saviano – come un poco tutti – predica bene e razzola male. Ha sparato sentenze dalle colonne dell’Espresso contro il malcostume della Campania, contro le speculazioni sulla monnezza, sulle gesta dei clan. Ma non ha detto che il padre come medico è sotto processo per truffa al Servizio Nazionale Sanitario. Faceva fatture false per gonfiare le prestazioni mediche. Il suo libro? Frutto di scopiazzature dalle cronache dei giornali di Napoli e Caserta ( la Mandadori nelle varie edizioni è stata costretta a rettificare molti capitoli ) ad oggi pare siano moltissime le querele ( compreso quella di Raffaele Cutolo al quale ha attribuito di essere il mandante di un delitto contro la figlia di un magistrato, laddove Cutolo, per questa vicenda, non è stato neppure incriminato ). Ha omesso, per esempio, di riportare nei suoi resoconti che sotto un manifesto che inneggiava “Io sono amico di Saviano” qualcuno ha vergato “frocio”. Il suo libro non è altro che la copiatura del lavoro di alcuni magistrati ( Cafiero De Rhao, Raffello Magi, Catello Marano) che si sono fatti un “mazzo così” prima per l’indagine e poi per il processo. Per avere una idea precisa basta leggere il libro “Questa Corte Condanna”, dove emerge un lavoro improbo con centinaia di udienze, migliaia di pagine e la condanna all’ergastolo del ghota del clan dei Casalesi.

D) Qualcuno ha parlato di Nobel a Saviano che ne pensi?

R) Il Nobel della pace non si può dare a chi provoca guerra. Né si può dare un Nobel della letteratura ad un poppante scribacchino che ha arraffato ciarpame dalle cronache dei giornali locali per farne un libro. Siamo seri. Basta citare la frase di uno dei magistrati che ho sopra citato per avere l’idea delle scopiazzature di Saviano: “Non credevo che quello che io ho scritto negli atti giudiziari fosse così importante per il pubblico”. E difatti Leonardo Sciascia diceva che la cronaca giudiziaria è una materia saggistica che si presta alla narrativa.